Welfare, industriali in trincea sul protocollo

Senato, sì in Commissione con modifiche sui contratti a termine. E Confindustria: «Concertazione a rischio»

da Roma

Giochi fatti sul welfare. La Commissione lavoro del Senato ha approvato il testo del disegno di legge sulle pensioni e sul lavoro. E non sono previste modifiche nei successivi passaggi alla Camera e al Senato, che però si annunciano agitati, visto che di questioni aperte ce ne sono più di prima.
Le parti sociali, che avevano concordato il testo della legge con il governo, sono tornate in trincea. In particolare Confindustria è rimasta spiazzata dalle modifiche incassate dalla sinistra antagonista in materia di lavoro. Sui contratti a termine, il direttore generale Maurizio Beretta ha parlato di «modifica pessima, difforme dallo spirito e dalla lettera del protocollo», in particolare dove si introduce il limite a otto mesi al rinnovo oltre i limite dei 36 mesi. Un giudizio prudente rispetto a quelli che ieri circolavano in viale dell’Astronomia. Gli industriali considerano il testo un affronto che «mutila l’intesa» con il governo, annunciando la mobilitazione delle strutture della confederazione. E avvertono che a questo punto «la concertazione con il governo è a rischio». Un malcontento che prenderà forma sabato quando il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo chiuderà il tradizionale convegno di Prato.
Sempre in tema di lavoro la novità principale di ieri è l’abolizione dello staff leasing, contratto previsto dalla Legge Biagi. Abrogato da un emendamento del Pdci sul quale c’era in teoria il parere contrario del governo, ma che faceva in realtà parte dell’intesa tra l’esecutivo e la sinistra antagonista. In questo caso la bocciatura è arrivata dai sindacati, visto che si tratta del più «tipico» dei contratti, l’assunzione a tutti gli effetti di personale da parte di società che forniscono mano d’opera. «Una soluzione alle false cooperative», ha protestato il leader della Uil Luigi Angeletti. Un «danno gravissimo per i lavoratori», ha aggiunto Raffaele Bonanni della Cisl.
In tema di lavoro è invece passata una posizione più moderata a proposito del Lavoro a chiamata. Il Job on call, previsto dalla Biagi, è stato eliminato, ma sono previste deroghe per il turismo e lo spettacolo. Non per il commercio, anche se la Cgil - che avrebbe preferito l’abolizione totale - teme che la misura possa estendersi anche agli esercenti. Una richiesta precisa in questo senso è arrivata dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Questa parte è stata votata anche dal centrodestra.
Sul fronte politico la partita non è meno complicata. Rifondazione comunista ha annunciato che, a partire da lunedì, darà di nuovo battaglia nell’Aula della Camera per modificare il ddl, in particolare sui contratti a termine che il Prc vorrebbe rendere ancora più rigidi. Ma è possibile che si tratti solo di un’offensiva per prevenire le reazioni che potrebbero arrivare dai liberaldemocratici di Lamberto Dini. Che per il momento hanno sospeso il giudizio. In questo caso i dubbi riguardano le pensioni e la platea degli addetti ad attività usuranti, che saranno esclusi dall’innalzamento dell’età per la pensione. I limiti che riguardavano il lavoro notturno sono stati cancellati dal testo e la questione viene rinviata. Con effetti imprevedibili per i costi della riforma previdenziale dell’Unione. Aperta anche la questione dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori atipici, sollevata dai socialisti (che si sono astenuti) e non raccolta dal governo.