Welfare, l’allarme di Montezemolo

"Ogni modifica al protocollo sarebbe un attentato alla concertazione"

Roma - «Se il protocollo venisse modificato, si tratterebbe di un vero attentato alla pratica della concertazione». Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha lanciato un chiaro messaggio alla maggioranza: l’intesa sul welfare raggiunta dalle parti sociali lo scorso 23 luglio non si tocca.
«Se il governo - ha aggiunto il leader degli imprenditori - non realizzasse in Parlamento la corretta convergenza tra gli accordi e la produzione legislativa, si rischierebbe di trasformare la concertazione in un inutile gioco di società». Il riferimento montezemoliano è preciso: «Ci preoccupano i 500 emendamenti presentati dai partiti di maggioranza e di opposizione alla Camera rispetto al disegno di legge» che recepisce l’accordo.

Il presidente di Confindustria non ha fatto nomi e cognomi, ma non è un mistero che viale dell’Astronomia non abbia gradito i ripetuti attacchi della sinistra radicale ai contenuti dell’intesa. Nel corso di un intervento alla Fondazione Marco Biagi di Modena, Montezemolo ha criticato le scelte attuate negli ultimi 10-15 anni in tema di politiche previdenziali che aumentano «spesa pubblica e debito pubblico per consentire di andare in pensione prima di quanto succeda in altri Paesi». L’eccessiva attenzione per gli statali, dall’altra parte, ha determinato la «rinuncia a una potenzialità di crescita per difendere una burocrazia senza pari». Allo stesso modo, la legge che porta il nome del giuslavorista ucciso «non si tocca» e «non è causa della precarietà».

«Montezemolo ha una strana idea della democrazia in cui gli eletti del popolo praticamente non esistono», ha immediatamente ribattuto il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, esponente di Rifondazione. «Invece - ha sottolineato - in democrazia le parti sociali contrattano ma poi il Parlamento è sovrano, questa è la differenza con uno Stato corporativo, già sperimentato in Italia tra il ’22 e il ’44». Un’accusa, neanche tanto velata, di pseudofascismo.
Confindustria non ha reagito e ha incassato altri due attacchi provenienti dalla Cosa rossa. «Montezemolo non può pensare di dettare l’agenda della politica italiana», ha affermato il capogruppo Pdci alla Camera, Pino Sgobio. «Montezemolo non pensi che il Parlamento possa rinunciare al proprio ruolo e al proprio dovere», ha rilevato Titti Di Salvo, presidente dei deputati Sd, riferendosi in particolare a lavori usuranti e precarietà.