Welfare, palazzo Chigi spinge per l'accordo. Ma Ferrero si astiene

A palazzo Chigi il cdm decide per la fiducia, ma non si sa su quale testo: "Sarà una sintesi tra le posizioni". Ferrero si riserva: "Prima voglio vedere il testo". Il Cavaliere: "Fiducia a prescindere"

Roma - "Il punto di riferimento resta il protocollo, approvato dalle parti sociali e da cinque milioni di italiani. Il compito del Governo è trovare una sintesi fra le varie posizioni, rispettando il voto del Parlamento". Lo affermano fonti di palazzo Chigi su quelle che saranno le scelte del Governo sul ddl welfare. Alla domanda se - come afferma Berlusconi - il Governo alla fine deciderà di incorporare il ddl sul welfare nella finanziaria (entrambi in discussione alla Camera), le fonti di palazzo Chigi replicano: "Non commentiamo le affermazioni di Berlusconi". Palazzo Chigi rende anche noto che il Governo "sta verificando se le modifiche introdotte in Commissione Lavoro comportino un aumento della spesa oppure no".

Sull’incontro con la Confindustria le fonti di palazzo Chigi affermano: "La Confindustria è consapevole della nostra volontà di trovare la migliore soluzione". Gli incontri fra Governo e maggioranza proseguiranno nei prossimi giorni. "Anche i sindacati - precisano le stesse fonti - faranno parte di questo giro di consultazioni".

Berlusconi: "Hanno messo la fiducia a prescindere..." "Ho visto che oggi hanno messo la fiducia a prescindere, anche senza sapere su quale testo". Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha commentato la decisione del Consiglio dei ministri di autorizzare il premier a porre la questione di fiducia sul Welfare. A chi gli chiedeva un commento sulle dichiarazioni di Lamberto Dini, Berlusconi rispondeva: "Ogni giorno ce n’è una...".

Dini: "Pronti a votare no" Lamberto Dini e il piccolo drappello dei suoi liberaldemocratici (Ld) sono pronti a votare no sul ddl del welfare se il governo dovesse cedere alle richieste della sinistra radicale, cosa già avvenuta secondo Dini nell’accordo rivisto alla Camera dove si prevedono aperture in materia di lavori usuranti. L’ex premier, che aveva votato la finanziaria appellandosi all’etica della responsabilità, chiarisce che per le stesse ragioni sarebbe pronto a votare no sul welfare perchè con le modifiche apportate alla Camera "si configura un aumento di spesa notevole rispetto ai 10 miliardi iniziali".