Welfare, Prodi attendista sul cdm Nella morsa tra sinistra e sindacati

Sul Protocollo il governo è tra due fuochi. La sinistra pretende il rispetto dell'accordo del cdm: "Il provvedimento va bene così". I sindacati sul piede di guerra lanciano un aut aut: "O si torna all'accordo del 23 luglio entro giovedì oppure scioperiamo". Prodi apre al vertice, poi resta fermo: "Continua il dialogo"

Roma - Prosegue il braccio di ferro sul welfare, in attesa della manifestazione di sabato prossimo, promossa dalla sinistra radicale. Il governo è disponibile a limare il testo che ha tradotto in norme il protocollo: la levata di scudi di sindacati e Confindustria contro i capitoli dei contratti a termine e delle pensioni sembra aver sortito qualche effetto. Il governo, infatti, cerca di stemperare il clima che rischiava di diventare incandescente sull’intesa del luglio scorso. Ma non fila tutto liscio come Palazzo Chigi vuol far credere. A creare qualche problema è il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, che mette le mani avanti: "Non mi risultano nuovi passaggi del pacchetto welfare in consiglio dei ministri. Non vedo nuovi passaggi e non ho alcun sentore di ripensamenti in Consiglio dei ministri". Per Bianchi il protocollo sul welfare "è una cosa che è stata approvata in Cdm e che il presidente Prodi sta gestendo. Può andare avanti e poi decidere lui, io comunque non ho sentore di ripensamenti".

Pecoraro: "C'è il parlamento" "Poichè hanno parlato di errori materiali, li correggeranno, ma mi sembra strano un nuovo passaggio in consiglio dei ministri. Il tema è in mano al parlamento; il governo, se deve, faccia emendamenti. Eventualmente saranno questi a essere visti in consiglio dei ministri". Lo afferma il leader dei Verdi e ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Nel merito, Pecoraro ribadisce che "sui contratti a termine non si può tornare indietro. Nel programma di governo - ricorda - è scritto chiaro come il sole che ci dev’essere un limite al precariato".

Bonanni: "Vediamo se il governo mantiene le promesse" Sul welfare i sindacati fanno sul serio. Se il governo non correggerà il tiro rispetto alle modifiche apportate venerdì scorso in cdm, le tre confederazioni sindacali non potranno far altro che reagire, anche proclamando uno sciopero. Lo ha sottolineato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. "L’ombrello ce l’abbiamo nel deposito - ha spiegato Bonanni a margine di una manifestazione sindacale - l’apriremo solo se piove perché dobbiamo ripararci. Ma da quello che mi pare, solo qualche vento improvviso può spostare qualche nuvola. A vedere ora il cielo è sgombro da nuvole". Bonanni ha auspicato "che saggezza e buonsenso prevalgano. Voglio sperarlo fino all’ultimo minuto. Su una cosa così rilevante, che ha impegnato più di cinque milioni di persone, c’è apprensione. Se le cose dovessero andare bene non potremo che essere soddisfatti. Se dovessero invece andare male è chiaro che a quel punto ci sarebbe una reazione".

Angeletti: "Nessuna modifica o reagiremo" L’accordo sul welfare non si tocca neanche per modifiche "non eccezionali" senza aver consultato i sottoscrittori. A ribadirlo a Napoli è il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. "Sicuramente non si tocca - dice - lo hanno sottoscritto governo e parti sociali e qualunque modifica anche non eccezionale deve essere concordata dai sottoscrittori. Se questo non avviene, è chiaro che noi non possiamo accettare che gli accordi vengano cambiati in maniera unilaterale e quindi reagiremo".

Prodi apre, poi chiude "Vi saprò dire tra un paio d’ore se domani ci sarà un consiglio dei ministri" per esaminare il protocollo sul welfare. Così il premier Romano Prodi in serata ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se è stata convocata per domani una riunione del cdm sull’accordo per lo stato sociale. I sindacati, infatti, hanno chiesto ieri al premier un testo definitivo con modifiche all’accordo sul welfare entro giovedì. Perplesso il segretario di Rifondazione Franco Giordano: "Sarebbe una modalità un po' anomala, ma come sempre noi stiamo al merito e valuteremo il merito. Credo - ha aggiunto - che il testo possa essere migliorato su temi importanti come la previdenza e la lotta al precariato, anche con la disponibilità dei sindacati". Poi, dopo un paio d'ore, il premier chiude al consiglio dei ministri: "Continua il dialogo, per ora andiamo avanti così".