Welfare, Prodi ricambia idea e Bertinotti scatena la piazza

da Roma

Torna il riferimento alle pensioni dei giovani e ai meccanismi per farle arrivare al 60 per cento dell’ultima retribuzione, si introduce qualche limatura per rendere meno drastiche le limitazioni sui contratti a termine che avevano fatto infuriare gli industriali. Mentre sui lavori usuranti, quelli esclusi dall’aumento dell’età pensionabile, viene confermata l’eliminazione del limite a 5.000 all’anno.
Il pressing dei sindacati e di Confindustria contro i ritocchi al protocollo ha incassato un primo risultato: la disponibilità di Romano Prodi a confermare «integralmente» l’accordo sottoscritto in luglio con le parti sociali, che nel disegno di legge varato venerdì dal governo veniva modificato in più parti. Sia Palazzo Chigi, sia il ministro del Lavoro Cesare Damiano, ieri si sono affrettati a sostenere che non ci sono stati passi indietro e che il pranzo con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti è servito solo per una «verifica tecnica».
In realtà i leader sindacali, forti della vittoria al referendum sul protocollo, hanno ottenuto dall’esecutivo una totale riscrittura del ddl, in particolare per quanto riguarda la previdenza. Nella legge era ad esempio scomparso il riferimento ai «meccanismi di solidarietà» che dovrebbero portare le pensioni dei giovani almeno al 60 per cento dell’ultima retribuzione. L’esecutivo si è impegnato a introdurlo di nuovo e si è dato altre 48 ore per trovare una formulazione che possa andare bene anche al ministero dell’Economia. Non la sicurezza di una rendita al 60 per cento dello stipendio, che sarebbe un ritorno al metodo retributivo, ma l’impegno a raggiungere questo obiettivo.
Dovrebbe scomparire anche l’innalzamento dei contributi previdenziali che sarebbe dovuto partire dal 2009 insieme alla riorganizzazione degli enti previdenziali. E dovrebbe scomparire anche il divieto di cumulo tra pensioni e reddito, che il governo Berlusconi aveva abolito e che nel disegno di legge è stato reintrodotto.
Nessuno ha preteso di far tornare nel testo il tetto di 5.000 all’anno per i lavoratori usuranti esclusi dagli aumenti graduali dell’età pensionabile previsti dal protocollo. Ma in questo caso a pretendere modifiche è la Ragioneria generale dello Stato che ha ottenuto di subordinare la concessione degli sconti sull’età del ritiro alle compatibilità finanziarie.
Contatti anche con Confindustria che nei giorni scorsi aveva protestato per le modifiche ai contratti a termine, introdotte per le pressioni di Rifondazione comunista e degli altri partiti della sinistra radicale. Ieri c’è stato un primo incontro ufficioso tra il direttore generale Maurizio Beretta e il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Per il momento è confermato l’obbligo a un unico rinnovo dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato. Il governo ha però concesso alle aziende l’assicurazione che saranno esclusi dal vincolo i lavoratori stagionali di settori come il turismo.
Una partita ancora tutta da giocare, hanno precisato fonti di viale dell’Astronomia. La questione dei contratti a termine «rimane aperta» e nelle prossime 48 ore, quando una delegazione degli industriali incontrerà ufficialmente il governo, potrebbero arrivare ulteriori modifiche.
Rimane aperta anche la partita politica sul protocollo. Nonostante la sconfitta al referendum della settimana scorsa, i partiti della sinistra radicale hanno confermato la manifestazione del 20 ottobre contro il protocollo. E ieri Fausto Bertinotti ha dato la sua benedizione al corteo. «È interesse del Paese - ha detto il presidente della Camera - che abbia una partecipazione rilevante, perché questa è sempre una risorsa per il Paese». Una mobilitazione utile alla tormentata nascita della Cosa rossa, resa ancora più difficile dalla consultazione della settimana scorsa. E anche alla battaglia che i radical si preparano a fare in Parlamento. Con l’obiettivo dichiarato di reintrodurre le modifiche al protocollo, a partire da quelle sui contratti a termine.