Welfare, Rifondazione all’angolo: "C’è un complotto contro di noi"

Il partito di Bertinotti denuncia il tentativo all’interno della coalizione di emarginare la sinistra radicale. Scontro aperto sulla riforma della legge Biagi

da Roma

Dentro il centrosinistra è in atto un tentativo di «colpire l’ala radicale della coalizione, di metterla nell’angolo, di ricacciarla in posizioni subordinate, pena la caduta del governo». Dalla prima pagina di Liberazione viene suonato l’allarme.
Dentro Rifondazione si guarda con preoccupazione alle adesioni crescenti attorno alla contro-manifestazione in difesa della legge Biagi, promossa dall’ex Cgil Giuliano Cazzola e alla quale hanno aderito dal centrodestra ma anche dall’Unione. E soprattutto preoccupano le crepe che si stanno aprendo nella futura «Cosa rossa» auspicata da Fausto Bertinotti, e che rischiano di non farla trovare pronta e compatta a sostenere la battaglia d’autunno sul Welfare. Quella su cui Rifondazione, dopo aver perso la battaglia delle pensioni, punta ora tutte le sue carte. E dalla quale non può permettersi di uscire di nuovo scornata.
E infatti la prima pagina di Liberazione di ieri mostra chiaramente quale sia il problema più assillante, per il gruppo dirigente del Prc. Già dal titolo di apertura, che appaia una «strana coppia» con «un solo obiettivo: Rifondazione» il ministro radicale Emma Bonino e i suoi ultimatum al governo («se Prodi dovesse accettare le modifiche al protocollo sul welfare chieste da Franco Giordano, è chiaro che si aprirà una grave crisi di governo») e il dirigente di Sinistra democratica Gavino Angius. Il quale, accusa nell’editoriale la senatrice Rina Gagliardi, «sembra essersi consacrato a una sola "missione": l’attacco alle sinistre radicali, e segnatamente a Rifondazione comunista».
In effetti, Angius ha sferrato un duro attacco contro la mobilitazione sul welfare annunciata dal Prc, e rilanciata da Giordano, che alla vigilia di ferragosto ha minacciato: «Basta con la politica dei piccoli aggiustamenti. La legge Biagi va cambiata e cambiata radicalmente. Altrimenti non voteremo il protocollo sul welfare». Il che equivale a non votare la legge Finanziaria, con le conseguenze immaginabili per il governo. Angius accusa: «Il Prc utilizza in maniera strumentale l’attacco alla legge Biagi per catalizzare consenso». E difende i buoni risultati dati dalle nuove norme sul lavoro. Il contrattacco di Rifondazione è pesante: Angius è «una quinta colonna del partito democratico, che opera da fuori con l’incarico di far deragliare, se e come può, il treno dell’unità a sinistra?», si chiede la Gagliardi. Dando voce ad un sospetto che da tempo aleggia a sinistra: l’esistenza di una «quinta colonna», manovrata da D’Alema e Fassino, che punta a indebolire e radicalizzare l’ala sinistra dell’Unione. Angius, uscito dai ds, incarna l’ala «moderata» e filosocialista di Sinistra democratica, e non nasconde la sua contrarietà ad una «deriva» radicale che la farebbe finire nell’orbita del Prc. Ma è il rapporto con l’intera Sinistra democratica che non sta funzionando. Fabio Mussi non ha ancora sciolto le riserve sull’adesione alla manifestazione antiprecariato del 20 ottobre, promossa dal Prc, che dovrebbe rappresentare la prima prova di unità della futura «Cosa rossa». Ma non ha nascosto le sue perplessità: «Non ho voglia di scendere in piazza contro il governo», ha confidato il ministro dell’Università. Mussi del governo fa parte, e soprattutto non può rompere i propri legami con la Cgil (buona parte dei quadri di Sd vengono da lì). E la Cgil è contraria alla manifestazione del 20 ottobre, perchè Guglielmo Epifani il protocollo sul welfare lo ha firmato, e ora si trova stretto tra la Cisl che incalza per difenderlo da ogni modifica e la sinistra Cgil che aderisce alla protesta. Un pasticcio che fa traballare il principale sindacato italiano. Senza contare il fatto che Epifani (e, sospetta il Prc, anche Mussi) non vogliono dare un dispiacere a Walter Veltroni, leader in pectore del Pd e difensore della linea riformista su welfare e pensioni. E d’altronde è proprio al sindaco di Roma e al suo futuro Partito democratico che iniziano a guardare, come possibile sbocco, alcuni dei fuoriusciti dai Ds.
Le divisioni e le resistenze di Sd stanno rallentando e minando il processo verso la Cosa rossa, e mette in difficoltà Bertinotti e Giordano, che hanno invece bisogno di un’accelerazione del progetto, contrastato anche dall’interno di Rifondazione. E l’autunno caldo minaccia di scottare anche la sinistra radicale.