Welfare, la sinistra non molla: vergogna, l'accordo sa di muffa

Dopo l'accordo tra governo e sindacati sul protocollo dello stato sociale l'ala sinistra dell'Unione è in rivolta. Rizzo (Pdci): "Accordo peggiorativo, vergogna". Giordano (Prc) minaccia la crisi. Mussi critica: "D'accordo solo sulle pensioni". Pecoraro: "Non ci siamo"

Roma - Se ieri erano nuvole, oggi grandina sull'accordo per le pensioni. La sinistra radicale non ci sta e contesta l'intesa generale sul welfare raggiunta da governo e parti sociali. "È incredibile, ma l’accordo sul welfare è peggiorativo. Non cambia nulla per la legge 30, i contratti a termine da 36 mesi vanno all’infinito e c’è la decontribuzione degli straordinari. Vergogna". questo il commento al protocollo sullo stato sociale di Marco Rizzo, coordinatore del Pdci.

Rifondazione furiosa "Non siamo stati coinvolti in questa discussione, non ci sentiamo legati al rispetto di nulla visto che siamo lontani anni luce dal programma. Per questa ragione si apre un conflitto sulla proposta avanzata dal ministro Damiano e il nostro voto dipenderà dall’esito del conflitto". Lo afferma il segretario del Prc Franco Giordano. "Le proposte avanzate sul mercato del lavoro - prosegue - non ci convincono per nulla. Non c’entrano nulla con il programma dell’Unione che chiedeva il superamento della legge 30 insistono sul tema della riduzione del costo del lavoro addirittura incentivano gli straordinari. Su questo punto non siamo assolutamente d’accordo. Non capisco - aggiunge - a nome di chi è stata avanzata quella proposta, non ci sono soci di maggioranza nel governo. Mi chiedono dove sono finiti tutti coloro che parlavano di giovani quando si è trattato di ridurre la precarietà, cosa che non è avvenuta". A chi gli chiede se Rifondazione è più dura della Cgil, Giordano risponde: "Anche in Cgil c’è una critica molto aspra sulle modalità con cui si è costruito su questa materia il confronto".

Mussi: d'accordo solo sulle pensioni "Il protocollo del governo contiene tre parti: previdenza, competitività, mercato del lavoro. Avendo espresso in consiglio dei ministri consenso sulla previdenza, l’unica parte lì messa in discussione, devo a mezzo stampa esprimere il mio dissenso e quello di sinistra democratica sulle altre due" dice Fabio Mussi, leader della Sinistra democratica e ministro dell’Università. "Primo: competitività coincide con costo del lavoro. Questa identificazione - spiega Mussi - è figlia di un ritardo culturale, e di un condizionamento di interessi, che sono tutti italiani. Faccio parte, da ministro, del consiglio europeo competitività: in quell’organismo, frequentemente riunito, si parla di ricerca scientifica, innovazione tecnologica, qualità del lavoro e dell’impresa, brevettabilità, proprietà intellettuale. Questo sì, è attuale e pertinente. Ecco perchè - conclude Mussi - su questi punti proporremo, quando il cdm sarà chiamato a discutere e il parlamento a decidere, soluzioni diverse da quelle del protocollo e più coerenti con il programma dell’Unione".

Pecoraro: "Non ci siamo" "Su precariato e competitività la posizione è arretrata, non ci siamo proprio. È un accordo che sa di muffa, che non guarda al futuro". Lo afferma il presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, commentando l’intesa raggiunta ieri sul welfare tra governo e parti sociali. "Mentre il compromesso sulle pensioni - prosegue - aveva aspetti utili per i giovani, la parte dell’accordo su precariato e competitività è assolutamente inadeguata e risente delle richieste più conservatrici. Il precariato è una vera emergenza sociale che va superata. La lotta all’incertezza sul lavoro - sottolinea ancora - è un punto del programma dell’Unione da rispettare per garantire futuro e stabilità ai giovani e rilanciare l’economia. La competitività - conclude il leader del Sole che Ride - non può essere ridotta a costo del lavoro, ma deve tener conto di innovazione, ricerca e ambiente, punti di forza per una economia avanzata e di qualità".