WERNER HERZOG «I reality come l’Isola vanno presi sul serio»

In «Antarctica» presentato alla Milanesiana il regista documenta la violenza della natura in un viaggio al Polo Nord

da Milano

Werner Herzog, al secolo Werner Stipetic, è una macchina da guerra. Non ha bagaglio, solo una sacca bianca colma di libri e dvd raccolti in questi giorni italiani e tutte le mattine si sveglia all'alba per scrivere e tenere il passo con se stesso. Ha quattro film in uscita nei prossimi mesi: le commedie The Grand di Zak Penn e Mister Lonely di Harmony Korine come attore, mentre come regista si appresta a terminare il montaggio del documentario Antarctica e al debutto estivo americano di Rescue Dawn, di cui è anche sceneggiatore, vera storia del soldato di origini tedesche Dieter Dangler interpretato da Christian Bale. «È come un'invasione, come una banda di ladri venuti a saccheggiare l'appartamento», confessa rassegnato. «Solo che l'appartamento sono io. Nel mio cervello riesce a entrare di tutto, non ho abbastanza difese e vengo costantemente aggredito dalle mie idee. Mentre sto qui a parlare con lei, porto avanti due progetti di nuovi film e di un libro. È sempre stato così».
A Milano ha presentato l'anteprima mondiale di Antarctica ancora da sbozzare: un viaggio al Polo Sud per vedere il mondo, l'ambiente, persino i rumori (il richiamo delle foche sembra musica elettronica) da una prospettiva capovolta. Perché a 65 anni, Herzog (il «Duca», in tedesco) ha ancora un obiettivo grandioso: «Ridefinire il concetto di realtà: la sfida che ci attende da molto tempo. Dovete fidarvi dei miei film e vedere se dietro le immagini c'è qualcosa che vi illumina, qualcosa dietro l'informazione, per esperire un'estasi della realtà. Se riguardo indietro, questo è sempre stato lo scopo segreto con cui ho girato: chiarire la verità a me stesso».
Verità, realtà, fatti e visione sono ancora i temi più cari al regista di Aguirre, furore di Dio (1972), Nosferatu (1979), Woyzeck (1979), Fitzcarraldo (1982), tutti interpretati da Klaus Kinski, l'alterego che conobbe a tredici anni, l'attore senza il quale non avrebbe mai pensato di fare il regista e con cui la sfida non si chiuderà mai. Il diario di Fitzcarraldo è uscito proprio in questi giorni, con il titolo La conquista dell'inutile (Mondadori) e ancora Herzog si oppone alle voci «folcloristiche» che girano su quei giorni di set: «Se c'era una pistola sul set di Fitzcarraldo non venne mai usata contro Kinski, ma solo per tenerlo buono. Fu lui che sparò, anzi, un paio di volte». I diari sono una sequenza di fatiche. Ma come fece a continuare anche quando discuteva con la produzione per tutta la notte, ed erano spariti gli amici? «Non ne ho idea. Qualche volta, per cavarmela con chi mi chiede da dove prendo tutte queste energie dico: “Dal cibo”. La gente ride e smette di indagare. Non ho un mantra interiore da ripetermi. Cerco solo di essere un buon soldato».
Verità, realtà, fatti e visione: nei suoi ultimi lavori, quasi tutti documentari, si parla ancora di questo. In Lessons of Darkness (1992), sulla prima guerra del Golfo, dove Iraq e Kuwait non si menzionano mai, ma il mondo che va a fuoco e viene mostrato è quello: «Iraq, Kuwait, Saddam sono cose per cui non nutro alcun interesse. Quello è un film in memoria della razza umana». In White Diamond (2004) e Grizzly Man (2005): «Film molto lontani dal romanticismo, il cui ultimo figlio bastardo è Walt Disney. La musica dell'universo in una goccia d'acqua non esiste: l’indifferenza della natura è monumentale». E infine in Antarctica: «In cui non c'è una storia singola, ma una serie di incontri: con progetti scientifici, con il silenzio, con spazi incontaminati e con il vuoto». Un film all'apparenza perfetto per rappresentare l'impegno ambientalista. Ma Herzog si schernisce subito: «Non siamo più una specie sostenibile su questo pianeta, è una certezza. Ma non c'è da avere paura: la natura stessa ci darà una regolata e spugne, microbi e scarafaggi resteranno i migliori candidati alla sopravvivenza. L'ambientalismo come movimento politico è una necessità, ma non può ridursi a balene e foglie di insalata».
Verità, realtà, fatti e visione: e il virtuale? «I videogame, gli effetti digitali, i reality show hanno contribuito a ridefinire il concetto di realtà. Vi invito a guardare Survivor o L'Isola dei famosi: solleva quesiti importanti, va preso sul serio».