Un «Werther» appassionato che riflette l’anima di Goethe

Credere fino in fondo alla passione, quando suona dentro sacra e vera: al giovane Werther, suicida nell'amore impossibile per Charlotte, costa la vita, ma dà anche l'ebbrezza dell'ultima esaltante ora insieme a lei, ed è tutto. Meno miticamente, ma provvidamente, a Tito Gallacci, che ama l'opera con temeraria ostinazione, è costata decenni di sacrifici (avveduti, alla ligure, però ardui) per tenere brillantemente in vita le stagioni dell'Opera Giocosa di Savona, ma ha dato per esempio il premio di un successo accesissimo nel Werther che ha aperto la Cinquantesima stagione. Abbiamo tutti delirato per Anna Caterina Antonacci, di cui ogni parola cantata ed ogni gesto sono rivelazioni dell'intensa vita del personaggio; e anche per il tenore russo di 27 anni Dmitri Korchak, che dà la sua splendida voce e se stesso con indifesa e fantasiosa sincerità. Tutta la compagnia era eccellente, da Gabriella Costa a Fabio Previati. Donato Di Stefano dirigeva con appassionata professionalità e il regista Carniti, stilizzando arditamente scene e recitazione, è riuscito a far rifulgere la travolgente bellezza della musica di Massenet e a lasciar trasparire in filigrana la sconvolgente grandezza della storia di Goethe.