«Werther» apre l’Opera Giocosa

«Werther è per me un appello a tutti noi di rispetto e di amore profondo per la vita e per la natura stessa dell'uomo fatta di sogni guidati dall'amore e dalla passione». Così nelle note di regia si esprime il regista Marco Carniti sull'opera di Massenet (con un pensiero a Goethe, naturalmente), un dramma così spietato, fatto di una disperata ricerca di se stessi e della consapevolezza di essere impotenti spettatori della propria autodistruzione, vittime di una passione che trova appagamento soltanto nella morte e nell'arte suprema. Credo romantico fino alle viscere, senza pietà. «Lo spazio scenico diventa lo spazio della mente - continua Carniti - che evoca attraverso segni i nodi drammatici del dramma». Una regia romantica anch'essa, se con «romantico» vogliamo intendere quel gioco di rimandi, evocazioni quasi oniriche che sfumano nei complessi meandri della mente e nei suoi oscuri meccanismi, in una dimensione totalmente atemporale; ma qui c'è anche tanto novecento, alla scoperta dei recessi insondabili della psiche. Impegnativa promette di essere la «Prima» di stagione dell'Opera Giocosa, in programma oggi al Teatro Chiabrera di Savona, con la direzione di Giovanni Di Stefano, l'Orchestra Sinfonica di Sanremo e il Coro Lirico e Voci Bianche «P. Mascagni» di Savona; un Werther quasi astratto, che con qualcosa di metafisico rappresenterà l'amore in bilico tra follia e ragione. E un cast spumeggiante, che vede nel ruolo di Charlotte Anna Caterina Antonacci, di ritorno a Savona dopo quindici anni e nel momento migliore della sua carriera internazionale, e in quello di Werther il giovane tenore russo Dmitry Korchak, già in cartellone in vari ed importanti teatri italiani ed esteri. Una meta raggiunta con sacrificio e dedizione dall'Opera Giocosa (e a novembre aspettiamo anche «Carmen») che già pensa al futuro: «Ci auguriamo che d'ora in poi si possa infoltire la programmazione - ha detto il presidente Tito Gallacci - magari inserendo nel cartellone autunnale anche un concerto, cosa che quest'anno non siamo riusciti a realizzare; ma siamo fiduciosi e, quel che più conta, abbiamo l'affetto sempre crescente del nostro pubblico: questo ci gratifica e ci incoraggia ad andare avanti».