Wesselmann, il pittore del «sogno americano»

Labbra rosse e Coca Cola donne sexy e sigarette: tutto colori e consumismo

Silvia Marchetti

Scarpe da ginnastica, mutandine viola, sigarette e donne dalle labbra rosso fuoco. Nessuno ha mai dipinto in maniera più suggestiva e colorata il consumismo, nessuno ha mai così bene incarnato l’American dream. Da ieri fino al 18 settembre le opere dell’americano Tom Wesselmann, tra i mostri sacri della pop art insieme a Warhol e Lichtenstein, sono esposte alle sale Macro di via Reggio Emilia. Si tratta della più grande mostra mai dedicata in Italia al pittore, co-ideata dal direttore del Macro Danilo Eccher insieme all’artista recentemente scomparso, in collaborazione con il Whitney museum di New York.
Quattro i grandi temi, che ripercorrono l’evoluzione artistica di Wesselmann a partire dagli anni Sessanta,quando negli States si affermò con tutta la sua forza dirompente la società di massa. Le «Nature morte» dedicate ai totem moderni del consumismo - dalle scarpe da ginnastica alla Coca-Cola -; i «Nudi» con gli sfondi esotici del tramonto: e se per Warhol il nuovo idolo femminile è Marilyn Monroe, per Wesselmann è la donna senza volto, appariscente, erotica e stereotipata di Hollywood; gli «Smokers», incentrati sul dettaglio erotico ingigantito; gli «Astratti» risalenti agli anni Novanta, collage simili a giungle di colori.
Wesselmann è riuscito a cogliere l’aurea di sacralità che pervade gli oggetti quotidiani della società dei consumi, trasformandoli in icone artistiche di un «nuovo realismo». Ma in Wesselmann l’enfatizzazione del consumismo non è una critica, piuttosto un’esaltazione. Secondo Laura Tansini, ciò che lo contraddistingue da Warhol e Lichtenstien è la sua estasi di vivere: «È sempre gioioso, si vede che si diverte, che gli piace quello che dipinge».