West Virginia, corsa contro il tempo per salvare 13 minatori intrappolati

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Per i tredici minatori intrappolati da lunedì mattina a ottanta metri di profondità in una vecchia miniera della West Virginia la situazione è disperata. L'esplosione che li ha bloccati nel sottosuolo è avvenuta alle 6,40 di mattina (le 12,40 in Italia) nella miniera Sago, alle porte della cittadina di Buckhannon, a circa 160 chilometri da Charleston, la capitale di questo minuscolo Stato arroccato fra le montagne.
A mezzogiorno di ieri (ora locale), dopo più di trenta ore di tentativi, i soccorritori non erano ancora riusciti a stabilire un contatto. La notizia che i test sull'aria all'interno delle gallerie hanno rilevato che questa è diventata irrespirabile ha provocato disperazione fra i familiari, che da ore attendono in lacrime e in preghiera in una chiesetta di Buckhannon. L'ossido di carbonio sarebbe infatti di 1.300 parti per milione, il triplo rispetto alle 400 parti per milione considerate respirabili.
I soccorritori hanno fatto giungere gli equipaggiamenti di ultima generazione che nel luglio del 2002 hanno permesso il recupero dei minatori rimasti intrappolati per 77 ore in una miniera della Pennsylvania. Anche allora, come sta succedendo adesso in West Virginia, i media avevano preso d'assalto la cittadina sbattendo sugli schermi delle televisioni l’angoscia di mogli, madri e figli. Il presidente George W. Bush ha mandato un messaggio di solidarietà e ha promesso di pregare. Il governatore della West Virginia, Joe Manchin, ha trascorso la notte con le famiglie dei minatori.
«Speriamo - ha detto ieri Ben Hatfield, l'amministratore delegato della minera - che i nostri uomini siano barricati in una zona dove l'aria sia respirabile». I tredici seppolti vivi non sono novellini. Si tratta di minatori con un minimo di tre fino ad un massimo di trenta anni di lavoro nei tunnel, sono abituati ai pericoli del mestiere e addestrati per affrontare situazioni di emergenza. Il robot con telecamera che è stato mandato a perlustrare le gallerie, non ha trovato nulla: dalle immagini inviate in superficie non si vedono essere umani né si odono voci.
Lunedì mattina, quando una potentissima esplosione ha scosso le viscere della miniera, sei minatori di un'altra squadra hanno tentato immediatamente di raggiungere i tredici compagni bloccati. Ma il pericolo di frane e il timore della presenza del micidiale e inodore ossido di carbonio ha costretto i dirigenti della miniera a richiamare i sei.
Le esplosioni in miniera avvengono per l'accumulo di gas metano e in genere questo pericolo aumenta nei mesi invernali, quando la pressione barometrica provoca la fuoriuscita del gas. Nel corso di un'ispezione terminata lo scorso 22 dicembre i dirigenti della miniera erano stati avvisati di ben quarantasei violazioni alle norme di sicurezza, che andavano da insufficienti piani per impedire crolli delle volte delle gallerie fino all'inadeguatezza dei sistemi di ventilazione per controllare l'aria e la polvere provocata dagli scavi. Nello scorso anno la società proprietaria di Sago aveva ricevuto 208 citazioni per violazioni delle norme di sicurezza e 68 nel 2004.