«THE WEST WING», GIOIELLINO DI RETE 4

Ne ha vinte molte di statuette dell’Oscar della tivù americana, più di trenta, ma qui in Italia The West Wing può vantare un altro genere di record: è la serie americana peggio trattata sotto il profilo della programmazione, andando in onda dopo l’una di notte il lunedì su Rete 4 e costringendo molti spettatori a ricorrere al registratore. Vediamo di azzardare per quali motivi questa pluripremiata serie americana firmata da uno dei più geniali sceneggiatori d’oltre oceano, Aaron Sorkin, gode di così scarsa considerazione presso i programmisti di Rete 4, evidentemente convinti di avere in palinsesto programmi meravigliosi. La prima ipotesi è che si tratti di una fiction sofisticata, per palati fini, non certo popolare nel senso più consueto del termine. È vero: The West Wing è una serie sofisticata, che raccontando i retroscena dell’attività quotidiana della Casa Bianca, lo sviluppo della sua politica diplomatica e il complesso articolarsi delle decisioni militari presenta ogni volta svariati piani di lettura, presupponendo nello spettatore un tipo di impegno che in qualche caso richiederebbe addirittura più di una visione. Ma ne vale la pena: ogni puntata è una summa di sottigliezze psicologiche, una sorta di raffinata partita a scacchi tra la volontà dello staff del Presidente (interpretato dall’ottimo Martin Sheen) di preservare la sicurezza nazionale e il cumulo di menzogne da costruire con virtuosistica abilità per tranquillizzare stampa e opinione pubblica. Altra ipotesi: The West Wing va quasi nascosta nel cuore della notte perché è la meno mossa e vivace tra le serie americane, quella dove l’azione in senso stretto latita maggiormente. Vero anche questo, ma in compenso sceneggiatura, dialoghi, padronanza del tessuto del copione sono da scuola di cinematografia, là dove la smania di «azione» copre sovente, al cinema e in tivù, proprio la mancanza di talento drammaturgico. Terza e ultima ipotesi: questa serie va penalizzata e relegata ad orari da film porno perché tutto sommato è scandalosa. Vero anche questo: The West Wing ha lo spudorato coraggio e lo spirito libertario, tipicamente americano, di mostrare luci e ombre della gestione del potere di un presidente degli Stati Uniti democratico, mentre quello in carica è repubblicano. E lo fa senza che negli States si gridi al complotto, o si strilli l’esigenza di una immediata par condicio, o si aprano sopraccigliosi dibattiti sull’ingerenza televisiva nella vita politica e sul suo condizionamento. Impossibile solo pensare che una serie del genere possa essere ideata in Italia. Staremmo a rimbecillirci di discussioni ancor prima di poterla vedere.