White Sox, la riscossa della squadra maledetta

Chicago cerca il titolo del baseball che gli sfugge dal 1919, quando si scoprì che i suoi fuoriclasse vendevano le finali

Filippo Fantasia

Un duello storico. La stagione del baseball americano si chiude con l’ennesimo colpo di teatro. Da una parte gli Houston Astros, che approdano per la prima volta in assoluto alle finali a 44 anni dalla nascita. E dall’altra i travolgenti Chicago White Sox che non riescono a vincere le World Series addirittura dal 1917, ma soprattutto che hanno l'opportunità di riscattarsi da una brutta, gravissima vicenda che macchia da sempre le ultracentenarie vicende della squadra della zona sud della «wind city». Nella passata stagione furono i Boston Red Sox a sfatare un tabù che durava da ben 86 anni, da domani cercano la riscossa i Chicago White Sox. I «South Siders» hanno la possibilità di espiare una pena che ha origine nell'autunno del 1919, quando la squadra venne coinvolta in uno scandalo di partite truccate ed otto dei suoi giocatori, tra cui il leggendario «Shoeless» Joe Jackson, vennero radiati.
I Chicago White Sox si presentavano proprio alle World Series contro i Cincinnati Reds con una squadra fortissima (i bookmakers li davano 5-1), che dominava prepotentemente la scena da anni, ma con qualche problema all'interno del club. Otto giocatori (gli esterni «Shoeless» Joe Jackson e Oscar «Happy» Felsch, i lanciatori Claude «Lefty» Williams ed Eddie Ricotte, gli interni Buck Weaver, Arnold «Chick» Gandil, Fred McCullin e Charles «Swede» Risberg) stanchi di percepire stipendi inadeguati e snervati dai comportamenti del loro presidente, Charles Comiskey, decidono di accettare l'allettante proposta economica di alcuni «gamblers» di New York, giocatori d'azzardo senza scrupoli guidati da un certo «Mr. Bankroll» che per 100mila dollari volevano sconvolgere l'esito delle finali nazionali di baseball. Pochi giorni prima dell'inizio delle World Series, le scommesse improvvisamente virano dai super-favoriti White Sox verso i ben più deboli Reds. I White Sox perdono malamente le prime due partite, vincono la successiva, ma sono umiliati in gara-4 e gara-5 senza segnare neanche un punto. E pensare che Chicago in battuta impensieriva qualsiasi lanciatore. Ma Cincinnati trionfa senza faticare neanche troppo.
Indagini su indagini e solo due confessioni, di Jackson e Cicotte, i cui verbali sparirono misteriosamente. Per il resto solo dichiarazioni d'innocenza. Non vennero mai chiariti i dettagli delle partite vendute e nemmeno il coinvolgimento di ciascuno degli otto giocatori, alla fine dichiarati tutti non colpevoli. Il mondo del baseball professionistico non poteva però mettere a rischio la sua integrità: il giorno dopo l’assoluzione in tribunale, il Commissioner Landis emise un verdetto incontrastabile, la squalifica a vita. Dal quel maledetto autunno del 1919, i White Sox verranno malignamente soprannominati «Black Sox». Anche se la vera origine del soprannome sembra dovuta alle divise sporche che i giocatori avevano indossato per diverse settimane in segno di protesta contro il presidente che si rifiutava di lavarle per risparmiare altri soldi.
La storia dello scandalo ha ispirato un celebre libro, Otto uomini fuori di John Sayles ed un altrettanto fortunato film, L'uomo dei sogni interpretato da Kevin Costner. Ma c'è l'altra Chicago, quella della «city», che sta anche peggio e non riesce a sfatare il suo tabù. I Cubs infatti non vincono un titolo dal 1908, tutto per colpa di ben tre anatemi. Il più curioso riguarda una capra a cui, si dice, venne negato di poter entrare allo stadio. E il cui proprietario, infuriato, lanciò una terribile maledizione, che resiste ancora, quella di non vincere mai più.