«Why not»: 106 indagati tra politici e amministratori Ma non c’è il nome di Prodi

CatanzaroLa Procura generale di Catanzaro, ha chiuso le indagini sull’inchiesta Why Not. Quarantasette capi d’accusa in 40 pagine e 106 persone tra politici, imprenditori e amministratori risultano indagate. Nell’elenco non figurerebbe però l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, per cui la Procura avrebbe chiesto l`archiviazione, come successo nei mesi scorsi per l’ex Guardasigilli Clemente Mastella.
L'iscrizione nel registro degli indagati di Mastella, che in qualità di Guardasigilli aveva chiesto il trasferimento di De Magistris per presunte irregolarità nella gestione di altre indagini, provocò nell'ottobre del 2007 l'avocazione dell'inchiesta da parte della Procura generale di Catanzaro. Le vicende relative all'avocazione dell'inchiesta e l'archiviazione della posizione di Mastella sono all'origine di un'inchiesta della Procura di Salerno che ha portato nelle scorse settimane addirittura alla perquisizione degli uffici dei colleghi catanzaresi. Un’indagine nata dopo una serie di denunce fatte dall'ex pm De Magistris. Tra i destinatari della conclusione indagini tanti nomi eccellenti a cominciare dal deputato Giovanni Dima, del Pdl, ex consigliere regionale calabrese di An a quello del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. Proseguendo con l'ex presidente, Giuseppe Chiaravalloti; il capogruppo del Pd alla Regione ed ex vice presidente della Giunta, Nicola Adamo; l'ex consigliere regionale dell'Udc Dioniso Gallo; il consigliere regionale di Fi Giuseppe Gentile; gli assessori regionali Luigi Incarnato dello Sdi e Mario Pirillo del Pd; l'ex assessore alla Sanità. Le persone indagate a vario titolo dalla Procura generale di Catanzaro costituivano-secondo l’accusa- «uno stabile sistema clientelare». I politici regionali calabresi finiti nel mirino «avevano costituito, mantenuto e alimentato insieme ad Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, uno stabile sistema in forza del quale, al fine di conseguire, in cambio un clientelare consenso elettorale, assicuravano a strutture societarie di fatto governate da Saladino fondi pubblici per l’esecuzione di lavori prospettati come di pubblica utilità». Così scrivono i magistrati inquirenti. L'inchiesta avviata nel 2007 da De Magistris, è proseguita tra mille polemiche e colpi di scena culminati nell’allontanamento di De Magistris dalla Calabria e dallo scontro fra le procure di Catanzaro e Salerno. In «Why not» si ipotizzano complessivamente reati che vanno dall’associazione per delinquere al finanziamento illecito ai partiti, alla truffa, abuso di ufficio, violazione della legge Anselmi dato il sospetto dell’esistenza di una loggia massonica coperta interessata ad affari e movimenti di denaro.