Why Not, linea dura di Alfano: via sette toghe "Abusi dei pm per salvare De Magistris"

Il Guardasigilli chiede il trasferimento di sede e di funzione per i sette magistrati di Salerno e Catanzaro coinvolti nella "guerra tra procure". Richieste più pesanti per il pg di Salerno Apicella, che ricusa la sezione disciplinare del Csm

Roma - I pm di Salerno hanno compiuto atti abnormi, come il sequestro del fascicolo Why not e le perquisizioni ai colleghi di Catanzaro, non per cercare prove, ma nell’ottica di una "acritica difesa" di Luigi De Magistris, e con l’intento di "ricelebrare" i processi che gli erano stati avocati. E hanno motivare i reati contestati, "attribuendo, decisiva e esclusiva rilevanza" alle dichiarazioni dell’ex pm. È quanto scrive il ministro della Giustizia Alfano nell’atto di incolpazione a carico dei magistrati di Salerno.

Trasferite sette toghe Cambio di sede e di funzione per sei magistrati di Salerno e Catanzaro al centro dello scontro senza precedenti tra procure, e come ulteriore misura peggiorativa nei confronti del procuratore di Salerno, Luigi Apicella, di cui il pg della Cassazione ha già chiesto il trasferimento cautelare, la sua sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. È la richiesta, in via d’urgenza, che il ministro della Giustizia ha firmato nella tarda serata di ieri e che sarà inviata alla sezione disciplinare del Csm, già convocata per domani, sabato 10 gennaio, con all’ordine del giorno la precedente richiesta del pg della Cassazione di trasferire ad altra sede e ad altre funzioni soltanto Apicella.

Le toghe sotto accusa Oltre all’atto di incolpazione nei confronti di Apicella, gli altri magistrati di Salerno di cui Alfano chiede il trasferimento cautelare d’ufficio in via d’urgenza, sono i sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Versani, che hanno messo sotto inchiesta i colleghi di Catanzaro e che hanno firmato il sequestro del fascicolo Why not dopo le denunce di Luigi De Magistris (l’ex pm di Catanzaro titolare di quell’inchiesta fintanto che non gli è stata avocata). I magistrati di Catanzaro colpiti dal provvedimento del Guardasigilli sono invece il procuratore generale Enzo Jannelli, i sostituti Alfredo Garbati, Domenico De Lorenzo e Salvatore Curcio: si tratta delle toghe che hanno firmato il provvedimento di controsequestro del fascicolo Why not e che hanno a loro volta messo sotto inchiesta i colleghi salernitani. In questo modo, al termine di un’istruttoria avviata dal suo ispettorato, il ministro Alfano ha esercitato con pugno di ferro l’azione disciplinare, potere che condivide con il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito. Se però per quest’ultimo l’azione disciplinare è un obbligo di legge, per il Guardasigilli è una facoltà. Che Alfano ha voluto esercitare appieno, andando anche oltre la misura cautelare chiesta dal pg della Cassazione soltanto per Apicella.

Apicella ricusa disciplinare Csm Il procuratore di Salerno Luigi Apicella ha presentato istanza di ricusazione nei confronti della sezione disciplinare del Csm che domani dovrà decidere se trasferirlo d’ufficio in via d’urgenza, come ha chiesto il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito. A quanto si è appreso Apicella ritiene di non poter essere giudicato dal "tribunale delle toghe", in quanto tra gli addebiti a suo carico c’è quello di aver fatto proprie, integrandole nel provvedimento di sequestro del fascicolo Why not, "accuse allusive" e "giudizi denigratori" su decisioni giurisdizionali assunte non solo da altre autorità giudiziarie ma dalla stessa sezione disciplinare del Csm. Inoltre Apicella ritiene che non possano giudicarlo quei componenti della sezione disciplinare che hanno partecipato ai lavori della Prima Commissione del Csm che nei suoi confronti ha aperto la procedura di trasferimento d’ufficio.