"Why not", perquisizioni a Loiero E' sotto accusa per corruzione

L’inchiesta nella quale è coinvolto il presidente della Regione Calabria riguarda un presunto comitato d’affari che avrebbe gestito in modo illecito finanziamenti pubblici. Lui si difende: "Totalmente estraneo"

Catanzaro - Alcune perquisizioni sono state compiute dai carabinieri nelle abitazioni di Catanzaro, Roma e Stalettì e negli uffici del capoluogo calabrese e di Reggio Calabria del presidente della Regione, Agazio Loiero, nell’ambito dell’inchiesta chiamata "Why Not". L’inchiesta riguarda un presunto comitato d’affari che avrebbe gestito in modo illecito finanziamenti pubblici. Nell’inchiesta sono indagati, tra gli altri, il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ed il ministro della Giustizia, Clemente Mastella.

Le accuse Le perquisizioni riguardano Agazio Loiero ed Eugenio Ripepe, che ricopre anche la carica di presidente della Sacal (la società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme), e 16 società tra cui anche le sedi calabresi della Compagnia delle opere. Il provvedimento è composto da 19 pagine ed è stato firmato dai sostituti procuratori Pierpaolo Bruni, Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo. L’ipotesi accusatoria è concentrata principalmente sulle elezioni regionali del 2005 ed i rapporti tra Agazio Loiero ed Antonio Saldino. A Loiero sono contestati i reati di corruzione semplice e corruzione elettorale. L’accusa sostiene che ci sarebbe stato un accordo tra Saladino e Loiero, tramite Francesco De Grano (già indagato in Why Not), attuale direttore generale del dipartimento delle attività produttive della Regione, in base al quale Saladino avrebbe dato un finanziamento per la campagna elettorale avendo in cambio la promessa di successivi favori.

La difesa di Loiero: "Fatti vaghi" "A parte il trauma di vedere i militari frugare tra le mie cose più intime in maniera generalizzata (hanno preso di tutto senza un mandato o una direttiva precisa), non riesco a perdere la serenità. Convinto come sono che emergerà la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Fatti vaghi: si fa riferimento a presunti finanziamenti che avrei ottenuto durante la campagna elettorale del 2005 in cambio di favori. Ma nel capo d’imputazione di quei favori non c’è alcuna traccia". "C’è semmai - aggiunge il presidente della Calabria - prova del contrario: nelle intercettazioni telefoniche di Saladino lo stesso lamenta proprio l’atteggiamento estremamente rigido che io avevo assunto nei confronti dei giovani di Why Not. Mi sembra quindi chiaro che le perquisizioni di oggi solo in apparenza sono finalizzate a trovare prove degli assunti favori, mentre nella sostanza è evidente che hanno lo scopo di mettere sotto la lente di ingrandimento la mia intera attività politica".

Le perquisizioni C’è anche l’abitazione di Eugenio Ripepe, presidente della Sacal, la società di gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, nei decreti di perqiuisizione. Ripepe, catanzarese, è persona molto legata a Loiero. Questa mattina i carabinieri hanno perquisito anche le sedi della società Obiettivo Lavoro di Catanzaro, Lamezia Terme e Crotone. I militari dell’arma hanno setacciato, alla ricerca di documenti, le sedi della Compagnia delle Opere di Lamezia Terme, e delle società "Need" che fanno capo ad Antonio Saladino, già presidente dalla Cdo della Calabria e principale indagato dell’inchiesta avviata dal sostituto procuratore Luigi de Magistris. Sempre a Lamezia Terme, è stata prequisita la sede del Consorzio Scuola Lavoro. Perquisizioni, a quanto si apprende, sono state effettuate fuori dai confini della Calabria.

La Cdl: Loiero stacchi la spina" "Noi siamo garantisti non a corrente alternata e riteniamo sacrosanta la presunzione d’innocenza anche per chi non ha subito una condanna definitiva, figuriamoci per un semplice avviso di garanzia, ma il problema della Calabria è politico: il presidente Loiero, se avesse senso di responsabilità, staccherebbe adesso la spina consentendo ai calabresi di scegliere un nuovo governo e sottraendo la Calabria a questo stato comatoso". Lo affermano i capigruppo del centro-destra alla Regione Calabria. "Loiero non rappresenta più i calabresi - prosegue la Cdl - perché si è spenta ogni fase propulsiva della sua coalizione , trascinata da un’antica e desueta liturgia di crisi e di rimpasti, di immobilismi e diktat che hanno ridotto la sua gestione a duna mera e reiterata conduzione di potere monocratico".