Why Not, respinto il reclamo di De Magistris sull'avocazione

La procura generale dela Cassazione boccia la richiesta del pm di Catanzaro contro l'avocazione dell'inchiesta su Prodi e Mastella decisa il 19 ottobre dal pg Favi: "Soltanto il procuratore generale può presentare reclamo, non gli altri magistrati"

Roma - La procura generale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il reclamo proposto dal pm Luigi De Magistris contro il provvedimento del 19 ottobre scorso con il quale il pg facente funzioni di Catanzaro, Dolcino Favi, ha avocato il procedimento penale, denominato "Why not", della procura di Catanzaro. Lo rende noto il pg della Suprema Corte, Gianfranco Ciani, spiegando che "la procura generale della Cassazione ha ritenuto che legittimato al reclamo contro il provvedimento di avocazione, ai sensi dell’art. 70 comma 6 bis dell’ordinamento giudiziario, sia soltanto il capo dell’ufficio, cioè il procuratore della Repubblica, non anche gli altri magistrati ad esso appartenenenti".

Il ricorso di De Magistris De Magistris aveva presentato il 29 ottobre scorso il ricorso in Cassazione contro la decisione del pg facente funzioni di Catanzaro, Dolcino Favi che gli aveva tolto l’inchiesta Why not, nella quale sono indagati il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia. Era stato lo stesso magistrato a farlo sapere lasciando la sede del Consiglio Superiore della Magistratura, dopo essere stato ascoltato per oltre tre ore. Ai consiglieri di Palazzo dei Marescialli il pm aveva, tra l’ altro, denunciato che il tentativo di sottrargli le inchieste sugli intrecci tra politica e affari era cominciato nel 2005 e si era concretizzato in più eventi concatenati.

Indagini da chiudere Nelle sette pagine del ricorso in Cassazione De Magistris aveva sostenuto, in sostanza, che il pg di Catanzaro Favi, quando ha disposto l’avocazione dell’inchiesta Why not non poteva conoscere gli atti e quindi non avrebbe dovuto togliergli l’indagine. Tre a suo giudizio i punti fondamentali del reclamo alla Suprema Corte: l’inesistenza della sua incompatibilità, l’avere informato dell’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati il procuratore aggiunto e l’impossibilità di poter verificare la competenza del tribunale dei ministri dal momento che l’inchiesta gli era stata tolta. Su quest’ultimo punto, il magistrato aveva manifestato perplessità perché a suo avviso era ancora da accertare se la condotta ipotizzata nei confronti di Mastella fosse proseguita anche dopo la sua nomina a ministro. Ma non aveva potuto fare questa verifica, aveva sottolineato, proprio perchè l’inchiesta gli era stata tolta.