Una Wikileaks italiana: "Ecco come Confindustria foraggia Cgil, Cisl e Uil"

Il segretario generale della Fismic: &quot;C’è una rete di interessi che lega l’associazione degli imprenditori a Cgil, Cisl e Uil, sovvenzionate mediante i fondi gestiti in comune ed elargizioni pubblicitarie a fogli clandestini&quot;. <a href="/interni/la_wikileaks_viale_dellastronomia/09-12-2010/articolo-id=492457-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>L'editoriale</strong></a> di <em>Alessandro Sallusti</em><br />

Ci sarebbe anche una Wiki­le­aks tutta italiana, basata su pre­sunti os­curi intrecci tra la Confin­dustria e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Ma questa volta il tam tam di indi­screzioni e rivelazioni non parte da un sito, bensì da un sindacali­­sta, Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, organizza­zione autonoma che rappresen­ta i dipendenti dell’industria e dei servizi, slegata dalla politica, "e con 20mila iscritti veri", precisa il suo leader. Questa Wikileaks, co­me la definisce Di Maulo, che alla fine tira in ballo anche altre asso­ciazioni (Confcommercio, Con­fartigianato e Assolavoro) pren­de lo spunto dal "disastroso atteg­giamento ondivago, indeciso e ti­moroso che Fim e Uilm hanno te­nuto nell’ultimo incontro su Mi­rafiori con la Fiat", denuncia il sin­dacalista.

"Il sistema degli enti bilaterali dei fondi (ovvero gli enti gestiti contrattualmente da sindacati e datori di lavoro che si occupano, a esempio, di sanità integrativa), di per sé ot­timo - spiega il capo della Fi­smic al Giornale - ha messo in piedi una sorta di casta tra sin­dacalisti e funzionari di Con­findustria, il cui interesse è che il sistema venga salvaguar­dato, perpetuato e mai messo in discussione. Ne rimane fuo­ri il fondo Cometa, che poi è il fondo sanitario integrativo del­la Fiat, organizzato con ocula­tezza e con costi di gestione contenuti. Non altrettanto va­le per gli altri fondi di enti bila­terali (quelli che gestiscono lo 0,30% del monte salari destina­t­o alla formazione professiona­le, tipo Fondimpresa di Confin­dustria) ».

Lei fa capire che esistereb­bero gestioni «interessa­te »?
«Un tipo di gestione che favo­risce i componenti, che si estrinseca, per esempio, attra­verso importanti elargizioni pubblicitarie a pubblicazioni del sindacato sconosciute ai più».

Un modo di operare che coinvolge tutti i sindacati?
«Cgil, Cisl e Uil. È un “siste­ma” organizzato scientifica­mente, con la promozione di convegni e iniziative pubbli­che realizzate con sfarzi e un’assoluta grandezza di mez­zi. Molti dei funzionari di Cgil, Cisl e Uil sono all’interno del sistema dei fondi e retribuiti abbastanza bene».

E Confindustria?
«È un “sistema”retto da Con­findustria, ma anche da Con­fcommercio. Il caso del fondo ForTe è esemplare. Mi riservo di tirare fuori tutte le carte».

Altro da dichiarare?
«Eccome. C’è un intreccio anche con le assicurazioni: il si­stema Unipol, è questo propo­sito, è molto interessante. Esi­ste tutto un mondo che si auto­alimenta. Ecco dunque spiega­ta la resistenza di Fim e Uilm a permettere l’avvio di un con­tratto autonomo allo stabili­mento Fiat di Mirafiori. La ra­gione? Passando il contratto autonomo si rimetterebbe in discussione un “sistema” che funziona. La Fiat non è una bot­teguccia: se decide di uscire dal “sistema” lo depotenzia».

Sostiene che è tutto nero su bianco... «Esiste una congrega di inte­ressi. Per capire come funzio­na il “sistema” basta leggere con attenzione i bilanci».

A questo punto?
«Un’altra partita sulla quale vale la pena di soffermarsi ri­guarda i fondi interprofessio­nali gestiti da Assolavoro con Cgil, Cisl e Uil. Si mettono in­sieme un po’ di documenti, co­sa che farò, ed emerge che è sì tutto lecito, ma si vede anche che ci sono interessi che tra lo­ro si consolidano e si spalleg­giano ».

In mezzo a tutto questo c’è il piano «Fabbrica Italia», l’investimento Fiat di 20 mi­liardi e migliaia di posti di lavoro... «Mi ascolti bene. Che biso­gno aveva la signora Marcega­glia di andare fino a New York per parlare con Marchionne e cercare di convincerlo a non uscire da Confindustria? Più che la presidente di Confindu­s­tria mi sembra la delegata del­la Confederazione sindacale. Perché Cgil, Cisl e Uil litigano e poi si ricompattano sempre? C’è forse un motivo extra-sin­dacale ».

La trattativa su Mirafiori è in bilico, e Marchionne po­trebbe decidere di portare le nuove produzioni di auto in America. Lo ha già fatto, mesi fa, scegliendo la Ser­bia al posto sempre di Mira­fiori.
«Fino a che ci sono compor­tamenti normali me ne sto buono. Il mio sindacato vive anche senza tutte queste com­mistioni. Se la trattativa torine­se fallisse per ragioni che pre­scindono il merito, proverò a sentire se qualche orecchio vuole ascoltare tante altre co­se che ho da dire».

Vuotato il primo sacco?

«Se proprio vuole, aggiungo anche il filone molto interes­sante riguardante gli artigiani, primo ente bilaterale. Centina­ia di funzionari di Cgil, Cisl, Uil e Confartigianato sono pagati dal risparmio contrattuale (da quello, cioè, che le parti, sinda­cati e datori, destinano a un certo indirizzo: quello più clas­sico è la sanità integrativa)».

Una casta, dunque?
«Sì, proprio. E funziona per­fettamente. E quando si tenta di metterla in discussione, que­sto “sistema” si chiude sem­pre ».