Wikileaks, omissioni e travisamenti così Repubblica manipola i dispacci

<em>Repubblica</em> e <em>L’espresso</em> nascondono i giudizi per loro più scomodi sull’Italia dell’ambasciata americana: &quot;La magistratura? Una casta inefficiente e autoreferenziale&quot;. &quot;Il governo Berlusconi alleato sincero e stabile&quot;<br />

Un grande scoop. Naturalmente antiberlusconiano. Firmato da Repubblica e L'espresso, che ieri hanno pubblicato in esclusiva i nuovi cablogrammi di Wikileaks, in cui svelano i giudizi dell’ambasciata americana sui governi italiani. I titoli sono eloquenti: «Berlusconi danneggia l’Italia», «Quel premier è un clown» e così via. Sembra un disastro, ma leggendo i documenti in lingua originale emerge un’altra verità, che Repubblica e L’espresso ribaltano grazie a numerosi errori di traduzione e cancellando o minimizzando molti passaggi positivi. Il vero scoop è un altro: il governo americano ha una pessima opinione della magistratura italiana che definisce con parole di fuoco: «Una casta inefficiente e autoreferenziale». Parole che confermano le riserve del Cavaliere e che, forse, proprio per questo, i due giornali non evidenziano.

Ma non è l’unica sorpresa. Nel febbraio del 2009, prima di lasciare Roma, Ronald Spogli scrive un memoriale di commiato per il neo segretario di Stato Hillary Clinton. Leggendo Repubblica si ricava l’impressione che sia un testo offensivo e pesantissimo per il premier. Le critiche non mancano di certo, ma il tono complessivo non è certo pregiudizievole. Anzi, il messaggio finale è opposto. «La combinazione tra declino economico e idiosincrasie politiche ha spinto molti leader Ue a denigrare» il Cavaliere.

«Noi non dobbiamo farlo», avverte Spogli riconoscendo che il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi (dopo la caduta di Prodi) «ha portato un tangibile e pressoché immediato miglioramento». Per l’ambasciatore, infatti, «la forza e la popolarità dell’esordio berlusconiano stridono brutalmente con i due anni di divisioni interne che hanno caratterizzati il governo Prodi». Insomma, con il Cavaliere alla presidenza del Consiglio l’Italia diventa «un alleato sincero e affidabile».

Tuttavia Spogli non lesina le critiche. In svariati file, infatti, Gianfranco Fini e i magistrati sono visti come i veri ostacoli alla stabilità del governo. L’ambasciatore si accorge che le toghe italiane sono un’anomalia. Ne denuncia lo strapotere e le continue ingerenze nella vita pubblica. In realtà, gli americani non sembrano dare troppo credito alle inchieste portate avanti dai pm. Anche L’espresso si vede costretto ad ammettere che i dossier «non danno mai spazio ai gossip» ma accusano piuttosto la magistratura di essere una «casta inefficiente e autoreferenziale, priva di controllo e che impone il suo potere condizionando la vita politica».
Va detto che Spogli non è tenero nemmeno con Berlusconi. Ma le critiche non sono così forti come vorrebbero farci credere Repubblica e L’espresso. L’ambasciatore si lamenta delle «continue gaffe», ma ascrive questo comportamento a quello della classe politica di un Paese «in declino e miope».

E spiega: «Berlusconi è involontariamente diventato il simbolo di questo processo». Il termine usato è «inadvertently», avverbio che Repubblica fa sparire ribaltando così il significato della frase. Non è l’unico errore di traduzione. L’articolo ne è infarcito. Così, la «percezione» che il Cavaliere «anteponga i propri interessi a quelli dello Stato» viene trasformata in «chiara volontà». E ancora: Spogli non accusa il premier di fare una «scelta infelice delle parole» ma di avere una «povertà di linguaggio». Sono imprecisioni significative che mirano a sminuire la figura del premier. Altrimenti non si capirebbe per quale motivo lo stesso Spogli inviti la Casa Bianca a rinnovare un’alleanza che potrà garantire «dividendi strategici adesso e in futuro» consolidando i progressi fatti nei Balcani e continuando a «giocare un ruolo importante nelle operazioni di peacekeeping in Libano e in Afghanistan».

Lo stesso suggerimento di Spogli arriva da Elizabeth Dibble (allora reggente dell’ambasciata) a poche settimane dal G8 dell’Aquila: fa presente a Obama che la sua visita avrebbe avuto «un significato speciale per il pubblico italiano». Repubblica e L’espresso, tuttavia, leggono questo invito come una volontà di «salvare» Berlusconi «dopo mesi di scandali sessuali e finanziari». Ma in nessun cablogramma risulta scritto che il Cavaliere abbia bisogno di essere «salvato». D’altra parte la foto che immortala il presidente statunitense al fianco del premier italiano tra le macerie del capoluogo abruzzese dimostra ancora una volta che le cose sono diverse da come descritte dai media di De Benedetti.

Tanto che Berlusconi emerge «dal vertice più forte. Non ci sono state nuove accuse serie, né problemi logistici: Silvio è stato capace di presentarsi come leader che conta». Una volta chiuso con successo il G8, l’ambasciata rivela che «membri del suo partito ci avevano preannunciato nuove drammatiche contestazioni, Massimo D’Alema aveva promesso rivelazioni devastanti durante il vertice». Invece così non è stato. Il centrosinistra, «balcanizzato dalla lotta per il nuovo segretario», è nel panico, mentre «Berlusconi resta l’unico ad avere il polso dell’elettorato, senza minacce credibili alla sua leadership nella maggioranza e nell’opposizione».
Anche sulla politica estera la diplomazia Usa riconosce «gli sforzi fatti dall’Italia per mantenere una posizione di influenza e rilevanza internazionale».

Berlusconi si è, infatti, «ritagliato una più convincente figura di statista rispetto al passato». Merito anche del ministro Frattini, riconosciuto come «uno statista di comprovata esperienza». Pure in questo caso, però, gli articoli di Repubblica e L’espresso sorvolano sugli aspetti positivi per porre l’accento sul controverso fronte energetico. Washington vorrebbe stroncare l’influenza russa sul mercato. «L’Italia, sfortunatamente, la favorisce». In realtà i due giornali non riportano che Spogli non solo attribuisce il sostegno alla strategia del Cremlino ai «player italiani» e non a Berlusconi, ma intravede anche un’opportunità di collaborazione nella «comune politica di sicurezza energetica».

Insomma, le grossolane imprecisioni, le continue omissioni e le forzature di traduzione rendono i dossier di Repubblica e L’espresso inattendibili e fuorvianti. Gli stessi titoli degli articoli non sono tratti dai commenti dei diplomatici americani, ma da confidenti italiani. L’intento è demolire il Cavaliere e, al tempo stesso, proteggere la sinistra e la magistratura. D’altra parte, quel che conta è presentare il premier «come un clown».