Wilcox, lo skipper del meteo «Non navigo, guardo il cielo»

Non sono colonnelli, non hanno la palla di vetro, lavorano con gommoni, computer e boe meteorologiche e sono fondamentali per la buona riuscita di una campagna di Coppa America. Sono gli uomini che si dedicano alla raccolta e interpretazione dei dati meteorologici, sempre preziosissimi: prima per il progetto della barca (che si sintonizza sull'intensità del vento) e poi per la regata, per tutti gli aspetti legati alla scelta delle vele, dell'assetto, del lato del campo preferito. Il team di Luna Rossa è coordinato dal neozelandese Hamish Wilcox. Con lui lavorano il meteorologo canadese Doug Charko, la spagnola di Valencia, Aitana Forcen Vasquez, e la finlandese Berit Bark.
Come mai ha iniziato a fare questo lavoro?
«Volevo capire di più del meteo e migliorare come marinaio. Inoltre, nella Coppa è giusto avere un ruolo concreto oltre a quello di velista, dove puoi essere una parte molto piccola del team. Ricoprire un altro ruolo, alla fine, può motivare di più, hai altre cose da imparare e il settore meteo ha degli aspetti complessi molto interessanti».
Ha mai pensato al giro del mondo dove la meteorologia è ancora più importante?
«Come velista professionista ho navigato tanto, sono venuto in Europa molto spesso. Ho fatto anche una breve esperienza al giro del Mondo. Alla fine ho scelto la Coppa anche perché rappresentava un buon compromesso per restare vicino alla famiglia; con la Volvo Race resti troppo lontano da casa, dai figli».
Lei ha un passato di velista, non le spiace rimanere a terra durante le regate?
«Io navigo ogni giorno su una delle due barche che si allenano, questo mi aiuta molto a fare meglio il mio lavoro e a comprendere il campo di regata. Alla fine metà del sailing team è a riposo nei giorni di regata e per me va bene sapere di avere un ruolo importante. Sono contento così».
L'organizzazione ha predisposto ventuno boe con dati a disposizione di tutti, è stata una buona iniziativa?
«Sì, è certamente un passo avanti rispetto alla ultima edizione che adottava una regola più aperta, che consentiva ai team di avere tutte le barche meteo che poteva schierare. Alcune squadre ne avevano dodici, tra barche e gommoni, e questo significava anche concentrarsi tutti nello stesso posto, consumando anche benzina inutilmente: era un'idea stupida. Con la nuova regola hanno fatto un buon lavoro perché ogni team può avere solo due barche e può ricevere i dati comuni di queste ventuno stazioni».
Ma credete davvero ai dati che vi invia l'organizzazione?
«Sono dati buoni, noi andiamo fuori ogni giorno per calibrare i nostri strumenti con le boe e abbiamo modo di provare quanto siano accurati e finora si sono dimostrati affidabili».
Il campo di regata è un campo dove è facile prevedere le diverse situazioni?
«È certamente più prevedibile del campo di Auckland dove abbiamo corso l'ultima volta; è più facile capire da quale parte del campo il vento è stabile e con quale intensità soffierà il vento».
Indovinare da che parte avviene il primo salto di vento sarà così importante come lo era in Nuova Zelanda?
«La partenza sarà come sempre importante, partire davanti è sempre fondamentale nel match race. Capire da quale parte arriva il primo salto sarà importante con vento debole, ma soprattutto bisogna capire cosa ci si deve aspettare dopo, in termini di evoluzione della rotazione e della intensità. A Valencia per il 50% del tempo si ha vento debole e spesso la barca che insegue può avere la possibilità di passare in testa».
Avete raccolto molti dati meteo, siete sul campo da tempo, ci credete?
«Noi siamo a Valencia da più tempo di altri sindacati e credo che per questo sia il sailing team, sia il design team abbiano capito bene quali condizioni ci aspettano. Sì, abbiamo un'idea concreta, più di ogni altro team».
Ma come potrebbe essere una regata in cui le barche continuano a ricevere i dati meteo anche dopo la partenza. Potrebbe essere un modo nuovo di regatare?
«Mi piacciono le regole attuali, dopo la partenza bisogna concentrarsi sulla guida. Credo che siamo andati abbastanza avanti con la tecnologia e che gli aiuti si possano fermare al momento della partenza. È giusto che tocchi ai velisti portare la barca vincente all'arrivo».