«WILD WEST», IL REALITY DEI PARADOSSI

Wild West (domenica su Raidue, ore 21) è un altro di quei reality che durano più di tre ore e mezza, e a questo punto non si capisce perché chi li conduce, oltre a elogiare i concorrenti per il loro coraggio e la loro resistenza al cospetto di situazioni estreme, non spenda qualche opportuno elogio anche per il pubblico dei telespettatori il cui impegno fisico, nel seguire fino in fondo tali trasmissioni, non è ormai molto distante da quello di chi vi partecipa. Precisazioni ironiche a parte, a proposito di Wild West vale la pena soffermarsi su alcuni paradossi evidenziati dal programma. A cominciare da Alba Parietti: mai vista così a disagio, come se fosse una novizia del piccolo schermo e non un rodato personaggio televisivo, emozionatissima, impacciata nel leggere il gobbo fino a implorare gli autori di «girarglielo», assai verbosa per la difficoltà di prendere le misure di un genere televisivo che non si adatta alle sue corde ormai abituate al ruolo di opinionista tuttologa, ha perso l’occasione di restare una beata ospite alza-audience e si è infilata in una conduzione insidiosa. A giudicare dall’impatto così affannoso, avrà senz’altro rimpianto l’accogliente mollezza dei salotti televisivi in cui si accomodava con consumata dimestichezza, specie le puntate di Porta a Porta in cui non doveva confrontarsi con cavalli, cowboy, mandrie da trasportare, rodei da simulare, ma con i modi più suadenti di Bruno Vespa. E lì quando parlava la stavano a sentire i politici più importanti, mentre qui è costretta a urlare per richiamare la distratta attenzione di Mazzocchi o di qualche concorrente sconosciuto. A proposito di Mazzocchi: aveva la possibilità più unica che rara di capitalizzare la vittoria mondiale dell’Italia calcistica per farsi una stagione da cronista «campione del mondo» per proprietà transitiva. Invece ha deciso di darsi ai reality proprio nel momento in cui i reality cominciano a perdere pubblico e appeal. Rimpiangerà presto la compagnia di Galeazzi: almeno Bisteccone, per evitare facili ritorsioni, evitava di prenderlo in giro per la pelata, mentre la Parietti non gli ha risparmiato la scontata punzecchiatura. Altro caso paradossale è quello di Pietro Taricone. Deve avere un conflitto irrisolto con il suo agente, che lo spinge ogni volta a fare l’ospite a pagamento. Taricone prima accetta, ma poi partecipa ai programmi che lo invitano con l’aria di voler essere sempre da un’altra parte. Infine i «parenti in studio»: come è ormai consuetudine di ogni reality, parlano dei concorrenti-congiunti come se fossero partiti per una missione militare in Libano o in Irak. Prima o dopo, andrebbero messi in contatto e collegamento con chi è davvero impegnato in situazioni difficili e complesse.