Wilma, uragano-record minaccia distruzioni dalla Florida a Boston

È il più forte della storia: in poche ore è passato dalla categoria tre alla cinque e si dirige con venti a 280 km l’ora verso Miami. Si teme che possa arrivare al Canada

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Arriva l’uragano Wilma, il ventunesimo della stagione proveniente dall’Atlantico, e subito minaccia di passare alla storia per una serie di record che si appresta a uguagliare o a battere. Per cominciare è diventato subito di categoria cinque, la più alta della scala Saffir Simpson. Poi ha già provocato una decina di morti ad Haiti, e ora si sta dirigendo verso la penisola dello Yucatan e la provincia Pinar di Rio di Cuba con venti che soffiano a 280 chilometri l’ora.
Si prevede che Wilma raggiungerà la parte sudoccidentale della Florida nella notte fra sabato e domenica. Si muove molto velocemente, indebolendosi quindi pochissimo. Questo significa che dopo aver spazzato la Florida potrà raggiungere la costa orientale e portare distruzione su località come Miami, Fort Lauderdale e Palm Beach.
Il presidente Bush ha lanciato un appello agli americani perché seguano le indicazioni delle autorità di protezione civile. Bush - ha detto il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan - è costantemente informato sulla situazione e chiede agli abitanti della Florida e della regione del Golfo del Messico di seguire le indicazioni delle autorità.
Ieri il meteorologo Max Mayfield in una conferenza stampa ha mostrato alcuni modelli computerizzati sugli spostamenti di Wilma, spiegando che le caratteristiche dell’uragano e la sua potenza potrebbero danneggiare le zone nord della costa atlantica, come Boston, lo Stato del Maine, e raggiungere addirittura il Canada. Sarebbe una vera tragedia per queste zone, che da settimane sono flagellate da forti piogge e allagamenti che potrebbero trasformarsi in alluvioni.
Sulle isole Caiman, a Giamaica, nell’Honduras, a Cuba e in Nicaragua sono previsti fino a 38 centimetri di piogge, particolarmente dannose per le coltivazioni di tabacco di Cuba, dove è già stata ordinata l’evacuazione di 5mila persone. In Hunduras si sta preparando l’evacuazione di 10mila persone, compresi i turisti che affollano le isole di Roatan, Utila e Guanaja, famose per le loro barriere coralline.
Wilma è l’uragano atlantico più forte della storia. La sua intensità barometrica di 882 millibar, la più bassa mai registrata, fa prevedere disastri spaventosi. Finora il primato era dell’uragano Gilbert, che nel 1988 registrò una pressione barometrica di 888 millibar. Katrina, l’uragano che ha distrutto New Orleans lo scorso agosto, aveva una pressione di 895 millibar.
Wilma è il dodicesimo uragano della stagione che terminerà il 30 novembre. Era dal 1969 che non si registravano tanti uragani nello stesso periodo. A rendere particolarmente pericoloso Wilma è la velocità con cui è passato in sole tre ore dalla categoria due alla cinque. Il suo occhio, dicono gli esperti, è molto piccolo, appena cinque km di diametro, e ha una capacità di rotazione antioraria eccezionalmente veloce.
Ieri mattina sono cominciati i primi ordini di evacuazione in Florida, dove ai turisti e ai non residenti è stato chiesto di lasciare le isole Keys, la striscia di terra lunga più di 250 km, collegata da decine di ponti e in alcuni punti poco più larga di 200 metri. Gli 80mila residenti sono stati avvertiti che con ogni probabilità dovranno lasciare le loro case entro questa sera.
Altre evacuazioni, dicono gli addetti dell’ufficio del governatore Jeb Bush, saranno annunciate appena sarà più chiaro l’itinerario di Wilma, che si abbatterà nella parte occidentale della Florida più o meno nella stessa area gravemente danneggiata lo scorso anno dall’uragano Charley, che raggiunse la terraferma come fenomeno di categoria 4.
Wilma, assicurano gli esperti, non minaccia il Mississippi né la Louisiana, i due Stati dove Katrina ha fatto più di 1.200 vittime, e probabilmente eviterà anche le piattaforme petrolifere e le raffinerie danneggiate in settembre dall’uragano Rita. L’annuncio del suo arrivo ha bloccato il prezzo del greggio americano sopra i 63 dollari al barile, malgrado le aspettative di una lieve diminuzione dovute alla ripresa di produzione nelle raffinerie danneggiate dall’uragano Rita.