Wilson incerottato. Anche nella commedia tenta il suicidio

In "The Darjeeling Limited" Anderson narra il viaggio di tre fratelli in India: "Owen sta meglio, ci fa ancora ridere"

Venezia - Magari è una coincidenza, o forse la depressione covava dentro già all'epoca delle riprese in India. Fa uno strano effetto vedere Owen Wilson in The Darjeeling Limited, fresca commedia on the road in concorso: si presenta con cerotti e bende su tutto il viso, gli occhi pesti, un dente rotto, il bastone. Scopriremo, strada facendo, che non fu un incidente di moto, bensì un tentativo di suicidio. Qualcosa del genere è successo nella realtà, poco più di una settimana fa, quando il biondo attore dal naso storto, ex fidanzato di Kate Hudson, l'ha sfangata per miracolo dopo aver provato a uccidersi procurandosi tagli alle vene e ingurgitando un cocktail di pillole. Il regista Wes Anderson, quello dei Tenenbaum, non vorrebbe toccare l'argomento, per pudore. Poi, quasi anticipando la domanda, scandisce: «Owen ha passato un brutto momento. Ora sta meglio, ha ricominciato a farci ridere al telefono. Sarebbe voluto venire, ci manca molto. Parlerà quando se la sentirà. Intanto vi prego di capire la situazione e di rispettare il suo desiderio di privacy». Da New York rimbalza intanto la notizia che l'attore, psicologicamente provato, è tornato nella sua casa di Santa Monica, dove sarebbe controllato a vista.

Nel film, leggero e divertente, a tratti un po' inconsistente, Wilson è Francis Whitman, il maggiore di tre fratelli americani appena sbarcati in India a un anno dalla morte dell'amatissimo padre. Quel viaggio, sul treno old fashion che dà il titolo alla commedia, è un pretesto per ritrovarsi, fors'anche per tentare un'esperienza spirituale e di rigenerazione. Eccoli, allora, questi tre yankee nella terra dei marajah. Carichi di valigie e rancori, i tre ricominciano subito a litigare, ma è chiaro che dall'avventura usciranno migliori. Specie dopo che, piantati dal capotreno nel mezzo del Rajasthan, salveranno dalla morte due fratellini finiti in un torrente (un terzo però non ce la fa).

Lo stile di Anderson lo conoscete: surreale, pop, visivamente eccentrico, tra arancioni sovraccarichi e celesti accesi, i costumi di Milena Canonero e le valigie disegnate da Vuitton, in un gioco di riferimenti che va dai film di Satyajit Ray ai ritmi beat dei Kinks, passando per i Beatles, i Rolling Stones e perfino la dimenticata Champs Elysée di Joe Dassin. L'India che i tre solcano è volutamente stereotipata negli arredi e negli oggetti, ma il tono tra il malinconico e lo scanzonato riscatta l'esilità della storiella, 95 minuti in tutto, compreso il prologo parigino che il regista vorrebbe lasciare separato dal corpo del film e la produttrice Fox no.

Assente per ovvie ragioni Wilson, al Lido sono sbarcati, insieme al regista, gli attori Adrian Brody e Jason Schwartzman, l'uno spilungone e nasuto, l'altro bassino e sorridente. Nel film incarnano Peter, il fratello triste che sta per diventare padre, e Jack, il fratello erotomane che seduce la hostess ben disposta. Spiega Anderson: «Avevo tre desideri. Fare un film in India, ambientare l'azione su un treno e raccontare la storia di tre fratelli. The Darjeeling Limited li corona tutti e tre». In effetti, spira un'aria gioiosamente familiare sulla commedia fratellesca, a partire dalle comparsate dei fedeli Bill Murray e Anjelica Huston. Non per niente Owen Wilson nella vita ha due fratelli, Luke e Andrew: quindi tutto si tiene.

Racconta Schwartzman, nipote di Coppola: «Sono cresciuto in una famiglia numerosa, con tre fratelli e due sorelle. Non saprei vivere senza di loro. Credo che il film abbia un tocco speciale perché l'India è un posto speciale». Mentre Brody, che fu il pianista del film di Polanski, spiega che dietro il tono frivolo affiora un tema serio: «I tre fratelli non sanno come elaborare il lutto. Prima giravano a vuoto, il viaggio catartico li aiuterà a liberarsi metaforicamente di orpelli e bagagli, a scoprire il senso vero dell'esistenza». In carrozza signori: tutti a curarsi in India.