Wimbledon, la caduta delle belle Dopo la Sharapova fuori la Ivanovic

Le donne a Wimbledon: che delusione! Prima è uscita Maria Sharapova, testa di serie n. 3, battuta in due piccoli set da una connazionale che pochi avevano sentito nominare, tale Alla Kudryavtseva. Ieri è caduta anche Ana Ivanovic, recente vincitrice del Roland Garros. La stupenda tennista serba attuale n. 1 del mondo si è lasciata battere 6-1, 6-3 da una cinesina che occupa la posizione n. 133 della classifica. Quando Ana e Maria, le due campionesse più affascinanti del mondo, quest’anno hanno disputato la finale degli Australian Open i giornali hanno definito lo storico confronto: «A beautiful final!». In quell’occasione anch’io ho gridato al miracolo, ricordando antiche battaglie per impedire allo sport di avvilire la femminilità delle tenniste. La Sharapova e la Ivanovic incarnavano i due esempi viventi di un sogno. Qualunque regista le avrebbe potute scritturare come attrici. Questa lunga premessa non intende sminuire la loro bravura. Gli archivi del nostro sport sono ricchi di sconfitte simili anche in campo maschile. Però, avendo guardato con attenzione i due match, mi sento di chiamare in causa i moderni allenatori, quelli che Pietrangeli ironizzando chiama «gli scienziati della racchetta». Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma devo ammettere che nel 2000 si insegna un tipo di tennis estremamente aggressivo. Una tecnica che mi azzardo a definire: «Picchia e grida!». Cinquant’anni fa il tennis era uno sport silenzioso, oggi tutti sanno che si è molto avvicinato alle arti marziali, basta entrare in un club per sentire i ruggiti, non solo dei giovani, ma anche di qualche commendatore. Il mio amico Bollettieri è stato un genio, un grande motivatore. Ha creato giovanissimi fenomeni ai quali ha messo in mano una racchetta per malmenare. Cambiare velocità alla palla, giocare un pallonetto, una smorzata? Guai! Bollettieri è stato bravo perché ha abbassato l’età dei campioni. Ha ordinato alle donne di spingere in modo forsennato. Però le sconfitte di Ana e Maria hanno dimostrato che siamo arrivati ad una svolta. Sono convinta che occorra fare un passo indietro. Facciamo vedere alle giovani tenniste i nobili gesti di Maria Bueno, Margaret Court, Billie Jean King e Martina Navratilova. Con le racchette moderne è anche molto più facile.
Ieri intanto abbiamo assistito a una difesa più che onorevole di Simone Bolelli contro Leyton Hewitt in grande forma. L’australiano, che ha battuto l’azzurro 6-1, 6-3, 7-6, lunedi affronterà Roger Federer. Strepitosa la difesa di Andreas Seppi opposto a Marat Safin, il genialoide russo che aveva eliminato a sorpresa Novak Djokovic, da tutti considerato il terzo favorito del torneo. Seppi, coraggiosissimo, si è arreso al limite dell’oscurità dopo quasi 3 ore di gioco per: 6-7, 3-6, 7-6, 6-4. Peccato!