Wind e Vodafone dicono no al «supercanone»

Sfilano davanti al numero uno dell’Agcom, Corrado Calabrò, i numeri uno delle telecomunicazioni in Italia. Ieri è stato il turno di Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Wind, e di Paolo Bertoluzzo, ad di Vodafone Italia. Gli incontri sono predisposti da Calabrò per sondare il terreno in vista di una consultazione pubblica ancora da fissare. E sostanzialmente vertono sulla disponibilità degli operatori ad investire in reti di nuova generazione e accettare un quadro regolamentare meno stringente per Telecom.
Wind e Vodafone hanno mostrato, con sfumature diverse, un certo scetticismo sulla necessità e urgenza di costruire una rete in fibra che permetta di offrire una banda larghissima. Gubitosi si è retoricamente chiesto: quali servizi dovranno essere offerti? che domanda esiste? e soprattutto chi pagherà gli investimenti per la nuova costosa rete? Il timore è che Telecom riesca a spostare la sua dominanza dal rame alla fibra. Dunque è necessario, secondo il numero uno di Wind, mantenere anche sulla nuova rete, vincoli regolamentari per Telecom.
Più o meno simile lo scetticismo di Vodafone. Che però non si è detta indisponibile a mettere mano al portafoglio per nuovi investimenti infrastrutturali. Potrebbe essere accettabile un impegno per la fibra fino al cosiddetto stadio di linea, ma è da escludere ogni coinvolgimento nella realizzazione dell’ultimo miglio in fibra. Sarebbe meglio, per Vodafone, investire nella costruzione di una rete wireless. Bertoluzzo ha inoltre notato come la rete in rame, con le tecnologie oggi disponibili, permetta di avere uno spettro di banda tutt’altro che saturo.
Sia Wind sia Vodafone si sono inoltre detti nettamente contrari a ritoccare il canone dell’unbundling. È un’ipotesi, anticipata dal Giornale, che farebbe parte delle richieste che Telecom ha messo sul piatto per aprire maggiormente la sua rete ai concorrenti.
Calabrò ha intenzione di concedere un «rilassamento regolamentare» a Telecom. I concorrenti lo temono, e l’Agcom incalza sulle loro intenzioni di sviluppo e investimento nella nuova rete. Della quale però non tutti vedono un impellente bisogno e grandi ritorni economici.