Winehouse, i genitori di Amy erano pronti: da quattro anni avevano già lapide e orazione

Ieri il funerale a Edgewarebury. Molto più che i fan, esagerati come sempre in questi casi (vedasi i
cimeli alcolici lasciati davanti a casa della Winehouse), e la stampa,
noiosamente retorica anche stavolta, a uscire male da tutta questa
vicenda sono i genitori

Non si smette mai di imparare. Nessuno si era mai inventato l’orazione funebre ante mortem. Di solito è post, al massimo si improvvisa. Specialmente se il caro estinto è una giovane come Amy Winehouse. Oltretutto morta all’improvviso. Le lapidi, poi: quelle si comprano all’istante, forse nemmeno l’impresa di pompe funebri ha il coraggio di prepararle sulla fiducia. E invece no.
Se è vero quanto scritto dal Daily Star (non un mostro di attendibilità, ma su questi dettagli spesso ci azzecca), il padre di Amy Winehouse aveva preparato già nel 2007 il discorsetto che ha fatto ieri al funerale a Edgewarebury, 20 chilometri di distanza dalla casa di Camden Square, prima che fosse cremata. «Buona notte angelo mio, dormi bene. Mamma e papà non ti hanno mai amato così tanto». A proposito, anche la mamma era stata previdente, visto che si era dotata di regolamentare lapide. Oddio, non che Amy sia stata sempre casa e chiesa. Anzi, proprio nel 2007 aveva avuto l’overdose che aveva allertato i genitori. E va bene, una giustificazione c’era. Ma almeno usate altre parole, altri marmi. No, no, sono tali e quali, almeno a quanto si dice. E in fondo, molto più che i fan, esagerati come sempre in questi casi (vedasi i cimeli alcolici lasciati davanti a casa della Winehouse), e la stampa, noiosamente retorica anche stavolta, a uscire male da tutta questa vicenda sono i genitori. Praticamente inesistenti, quando servivano. E presentissimi, quando non era necessario. Ad esempio il papà Mitch, ex tassista con un debole non ricambiato per il jazz, è stato raggiunto dalla notizia della morte mentre era negli Stati Uniti per alcuni concerti, che mai avrebbe fatto se non fosse stato il padre di. E il primo commento della mamma, peraltro abbandonata dal marito quando Amy aveva 9 anni, peraltro malata di sclerosi multipla, è stato uno spaventoso «sono scesa a patti con la sua morte tanti anni fa». Limitativo se detto da una mamma. Drammatico se detto da un genitore che ha lasciato da sola una figlia capace di autodistruggersi con tanta vorace platealità. Alla fine rimane l’eredità, diconsi 10 milioni di sterline, che è stata negata all’ex marito. E rimane la speranza che il training dei genitori per il funerale della figlia sia solo una fesseria inventata da qualche giornale.