Winona Ryder, addio cleptomania: «I miei problemi? Dovuti allo stress»

Giffoni (Salerno)Puoi chiamarti come una divinità degli indiani d'America. Puoi essere stata l'icona incontrastata della Generazione X della tua età. Puoi essere stata candidata a due Oscar e aver condiviso un amore con Johnny Depp. Puoi essere al tempo stesso bellissima, interessante, intelligente, dirompente, spiazzante. Insomma puoi anche essere Winona Ryder e a Hollywood non fare quasi più film. La consolazione? Magra, di non essere né la prima e certamente neanche l'ultima.
Ospite d'onore nella giornata conclusiva del Festival dei ragazzi «Giffoni Experience» la fragile e fatale star, nata nell'omonima cittadina del Minnesota (Winona viene da una divinità indiana Lakota che significa «prima figlia nata») da padre di origine russa e mamma romena (primo cognome Horowitz, poi cambiato in quello attuale in omaggio al cantante Mitch Ryder), è consapevole delle rigide regole che Hollywood spesso riserva alle sue attrici: «Al momento non sto girando neanche un film, anche se mi avrete visto recentemente nel nuovo Star Trek di J.J. Abrams. Comunque anche a Hollywood ci sono periodi di siccità che si alternano con altri molto produttivi. Ecco io sono in attesa che cambi il vento e sono in cerca di ruoli di donne deboli». La cartina di tornasole sarà il film che ha girato da poco, The Private Lives of Pippa Lee di Rebecca Miller, che la vede confrontarsi con un cast stellare di attrici come Robin Wright Penn, Monica Bellucci e Julianne Moore.
In Italia è arrivata preceduta, come le accade da qualche anno, dalla fama negativa dei suoi guai con la giustizia iniziati il 12 dicembre 2001 quando fu fermata per taccheggio in un grande magazzino di Beverly Hills. Nella borsa le trovarono una serie di articoli d'abbigliamento per un totale di oltre 4mila dollari oltre a una grande quantità di analgesici. È stata condannata a tre anni di libertà vigilata, al pagamento di quasi 10.000 dollari di multe, a 480 ore di servizio da servire in comunità con l'obbligo di sottoporsi a un trattamento di consulenza psichiatrica. Cosa c'era di meglio per distruggere, con montagne di paginate dei giornali di tutto il mondo, «la brava ragazza della porta accanto» come veniva definita negli anni Novanta?
Winona, anche se tramite la sua agente aveva fatto sapere di non voler rispondere a nessuna domanda sulle sue disavventure giudiziarie né sui tabù (peraltro il tema del festival), alla fine ha dato la sua versione della faccenda: «Quando sono caduta in depressione, il periodo più brutto della mia vita, avevo 19-20 anni e stavo nel tunnel del superlavoro. In più stavo cambiando, un'evoluzione normale a quell'età che insieme allo stress mi ha portato a una profonda tristezza. Alcuni miei colleghi poi mi dicevano: “Vorrei avere io i tuoi problemi invece che dover pensare a come pagare l'affitto a fine mese”. E questo mi faceva sentire ancora più in colpa». Poi la guarigione: «Ho imparato a prendermi i miei tempi, con più pause, e ora riesco ad affrontare gli stress». Punto e a capo.
Meglio guardare al futuro, con un occhio rivolto alla politica («Parlando da americana spero che Obama ci porti lontano dal puritanesimo di Bush, sia padre che figlio») e l'altro ai giovani come quelli di Giffoni che l'hanno accolta quasi come una coetanea nonostante i suoi 38 anni a ottobre, memori forse del suo film di culto intergenerazionale del 1994 Giovani, carini e disoccupati di un esordiente Ben Stiller. «Quando li ho incontrati - racconta emozionata - ero sul punto di scoppiare a piangere, tutti questi ragazzi così appassionati di cinema... Vorrei essere come loro, una tela bianca su cui dipingere una nuova vita. Guardandoli poi mi sono detta: “Magari tra loro si nasconde il nuovo Scorsese, Coppola, Burton...”». Mostri sacri con cui peraltro lei ha lavorato (nell'ordine L'età dell'innocenza, Dracula di Bram Stoker, Edward mani di forbice) e di cui conserva un gran bel ricordo: «Sono registi che stanno a un altro livello. Ti costringono a raggiungerli e quindi a crescere come attrice. Con loro è stato come vivere in un sogno». La speranza naturalmente, è che non rimanga solo un sogno.