Wladislaw Goral e Stanislaw Kubista

Polonia. Wladislaw Goral, quarantasette anni, era vescovo ausiliare di Lublino. Arrestato dalla Gestapo nel 1939, nei primi giorni dell’invasione nazista, era stato rinchiuso nel lager di Sachsenhausen. Aveva resistito praticamente fino alla fine della guerra, ma nel 1945 era morto in seguito alle percosse che gli erano state inflitte. Nello stesso giorno e nello stesso luogo, ma quattro anni prima, era stato ucciso il religioso padre Stanislaw Kubista, missionario verbita di quarantadue anni. Faceva il redattore della rivista che i religiosi della sua congregazione editavano a Gorna Grupa. Arrestato nel febbraio del 1940 e deportato a Sachsenhausen, era stato trucidato un paio di mesi dopo. Il Goral, nato nello stesso anno, era sacerdote dal 1920 e vescovo dal 1938. Era stato in un primo tempo condannato a morte, ma poi la condanna era stata commutata in ergastolo. A Sachsenhausen era stato rinchiuso in totale isolamento, un isolamento interrotto solo dagli interrogatori senza alcun vero motivo, i maltrattamenti e le bastonate. Così per sei anni. Ridotto a uno scheletro e consumato dalle malattie, non resse all’ultimo “trattamento”, quasi a un soffio dalla libertà. Il Kubista era entrato nel 1920 nella Società del Verbo Divino ed era stato ordinato sacerdote nel 1927. A Gorna Grupa era direttore della locale casa religiosa verbita. A Sachsenhausen fu ammazzato dal suo capo-baracca. I due sono stati beatificati da Wojtyla, al cui proposito segnalo il Quaderno del Timone (info@iltimone.org) di Marco Invernizzi: Il pontificato di Giovanni Paolo II.