Wojtyla, il Papa che non muore

C’è una gran folla al Circolo Parioli, appena ristrutturato, perché nella sala principale c’è un appuntamento di cultura e mondanità: si presenta un libro importante, «Un Papa che non muore» (edizioni San Paolo) di Gianfranco Svidercoschi. E l’attenzione, la partecipazione sono tutte particolari quando si parla di un personaggio tanto amato, come Karol Wojtyla, con testimonianze dirette ed episodi inediti della sua vita.
Gianni Letta è tra i relatori, perché il sottosegretario alla presidenza del consiglio era direttore del Tempo quando Svidercoschi, da vaticanista, faceva guadagnare al quotidiano romano il primato dell’informazione religiosa, puntellato da una serie di scoop giornalistici. È lui a ricordare che l’autore del libro, di origini polacche, fu così vicino al Papa da «prestargli la penna» quando raccontò i suoi 50 anni di sacerdozio e lo stesso fece con il segretario di Giovanni Paolo II, don Stanislao Dziwisz. Letta racconta dell’elezione di Wojtyla nel 1978, quando tutti furono presi di sorprea, mentre il Tempo aveva la pagina pronta e fu distribuito a piazza San Pietro quando ancora il nuovo pontefice stava pronunciando il suo primo, storico discorso, affacciato alla terrazza. Lo stesso era successo un mese prima, per l’elezione di Papa Luciani. «Domenica scorsa - dice Letta - ero in aereo con Benedetto XVI e gli raccontavo questi episodi. Lui ha espresso parole di stima e apprezzamento per Svidercoschi e così oggi posso portare anche la sua benedizione». Poi ricorda la frase detta da Gorbaciov (ancora presidente dell’Urss e segretario del Pcus) quando uscì dall’incontro con Wojtyla, tre settimane dopo la caduta del muro di Berlino: «Questo Papa farà la storia». E citando la frase di Wojtyla «mai più guerra», conclude: «Parole che sembrano più che mai attuali oggi, in un’Europa da cui arrivano certe sentenze (quella sul crocefisso, ndr) e che sembra lontana dai suoi valori religiosi». Del ruolo di Giovanni Paolo II nella rivoluzione del 1989 parlano anche gli altri relatori, oltre lo stesso autore: l’ambasciatore Gian Piero Massolo, segretario generale della Farnesina; l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi, padre Paolo Ptasznik, responsabile della sezione polacchi della Segreteria di Stato.
Alla serata organizzata dalla nuora di Letta, Rosanna Ridolfi e al cocktail che segue partecipano tanti volti noti: Luigi Abete, Maddalena Letta, Marcello Sorgi, Mario D’Urso, Giovanni Malagò, l’ex campione di calcio Zbgniew Boniek e l’«amico ebreo» del Papa, quello Jerzy Kruger di cui Svidercoschi ha scritto in un altro, bellissimo, libro.