Wojtyla, quegli occhi fissi su Gesù

Di Ratzinger diceva: &quot;L’ho voluto io a Roma. L’ho voluto io!&quot;. A tre anni dalla scomparsa di papa Giovanni Paolo II (<strong><a href="/video.pic1?ID=giovanni_paolo.flv">guarda il video</a></strong>), monisgnor Rino Fisichella ne ricorda la figura di combattente e di mistico

Roma - «Ricordo ancora quando mi definì... un combattente». Monsignore Rino Fisichella, vescovo, rettore della Pontificia università lateranense, l’ateneo del Papa, nonché cappellano di Montecitorio sorride rievocando il primo incontro con Giovanni Paolo II. Oggi ricorre il terzo anniversario della morte del grande pontefice, del quale è in dirittura d’arrivo la causa di beatificazione: il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha completato il lavoro della Positio, e si prevede che entro il 2009 Papa Wojtyla possa essere elevato all’onore degli altari. Il Giornale ha chiesto al vescovo Fisichella qualche ricordo personale sui suoi incontri con il pontefice polacco.

Come definirebbe Giovanni Paolo II?
«Un Papa che ha segnato la storia della Chiesa con il suo carisma, un apologeta. Uso questa parola nel suo significato più importante e positivo: ha presentato la ricchezza della fede cristiana facendo guardare e tenere gli occhi fissi su Gesù. Ha presentato la fede in modo adeguato per gli uomini del nostro tempo, con una grande forza comunicativa».

Un apologeta. Immagine combattiva...
«Il primo incontro con lui avvenne quando io ero un prete trentenne e lui da poco era stato eletto Papa. Mi avvicinai per salutarlo, gli dissi che insegnavo alla Gregoriana, mi chiese di quale materia mi occupassi. Risposi che insegnavo teologia fondamentale. E lui: “Ah, benissimo! Colui che combatte”».

Lei ha avuto poi modo di collaborare, per ragioni di ufficio, con il pontefice. Che cosa la colpiva di più del suo atteggiamento?
«La capacità di ascolto. Giovanni Paolo II sapeva ascoltare. E sapeva interessarsi di tutto. Aveva anche un modo simpatico di far notare certe cose, perché fosse la persona stessa a capire... ».

A che cosa si riferisce in particolare?
«Penso a un episodio personale. Dopo la mia nomina a vescovo ausiliare di Roma, la sua diocesi, io continuai a insegnare, al contrario di quanto solitamente succedeva. Accompagnando insieme al cardinale Ruini il Papa verso la macchina, lui gli disse: “Eminenza, monsignore Fisichella è l’unico vescovo che continua a insegnare”. Lo disse col sorriso sulle labbra. Dopo due settimane, in occasione di un altro incontro, al quale era presente anche allora il cardinale Ruini, Giovanni Paolo II ripeté la stessa frase, con tono ironico. Allora io mi feci avanti e chiesi: “Santità, posso farlo? Posso continuare a insegnare?”. Lui, sorridendo, mi disse di sì. Gradiva però che io gli chiedessi il permesso di farlo».

È giusto parlare di «Papa mistico»?
«Credo proprio di sì. Tutte le volte che incontravamo il Papa per pranzo, prima di sederci a tavola facevamo una visita in cappella. Per noi tutti era appunto una visita, lo spazio di una breve preghiera. Per lui no. Giovanni Paolo II, quando pregava, non si rendeva conto del trascorrere del tempo, si immergeva completamente in Dio».

Ha colpito molto la sua accettazione della sofferenza e il modo con cui ha vissuto la malattia.
«Posso testimoniare che nonostante malattia e sofferenza si sottoponeva a veri e propri tour de force per non deludere le attese dei fedeli. Ricordo che durante la sua visita a Lodi, nella diocesi in cui sono nato, il Papa stava male. Nonostante tutto ha voluto rispettare alla lettera il programma».

Oggi c’è chi contrappone Benedetto XVI a Giovanni Paolo II. Che cosa ne pensa?
«Contrapporre le due figure è strumentale. Giovanni Paolo II ha sempre nutrito una grande stima nell’allora cardinale Ratzinger. L’ho sentito più volte, mentre parlava di lui, dire: “L’ho voluto io a Roma. L’ho voluto io!”. Ci teneva. Oggettivamente mi sento di poter dire che Joseph Ratzinger è stato davvero il principale collaboratore di Papa Wojtyla, il quale aveva la certezza di aver affidato alle mani più competenti e sicure un settore decisivo ed essenziale per la vita della Chiesa qual è la Congregazione per la dottrina della fede».