Wojtyla santo subito: oggi i cardinali decidono

In Vaticano la riunione dei porporati che si deve pronunciare in favore
dell’eroicità delle virtù del Papa polacco. Si prevede un voto
favorevole, poi mancherà solo la firma di Ratzinger: Giovanni Paolo II
sarà proclamato beato nel 2010

Roma - Papa Wojtyla «santo subito», oggi è una giornata decisiva. Si riuniscono questa mattina in Vaticano i cardinali e vescovi membri della Congregazione delle cause dei santi, chiamati a discutere e poi a esprimersi con un voto sul processo di beatificazione di Giovanni Paolo II.

L’esito di queste riunioni non può mai considerarsi scontato, sono sempre possibili sorprese dell’ultima ora, come già accadde prima dell’estate quando la causa venne esaminata dai periti teologi e fu necessario un secondo esame non perché vi fossero dei dubbi sulla santità personale del Papa polacco ma perché venne richiesta ulteriore documentazione.

Tutto però lascia prevedere che l’esito sia positivo, e che i cardinali e vescovi membri di quella che viene definita «la fabbrica dei santi» si pronuncino favorevolmente dopo aver discusso tra loro. Se così sarà, la Congregazione delle cause dei santi metterà il suo sigillo finale sul processo, dichiarandosi favorevole alla proclamazione dell’«eroicità delle virtù» di Papa Wojtyla, il passo finale che precede la beatificazione vera e propria. Una proclamazione che, lo ricordiamo, per diventare effettiva dovrà essere approvata ed espressamente autorizzata da Benedetto XVI, quando il Prefetto della Congregazione vaticana, l’arcivescovo Angelo Amato andrà in udienza a presentargli i decreti approntati negli ultimi mesi. Udienza che si prevede avvenga prima della fine dell’anno.

Se la decisione di oggi sarà dunque, come previsto, positiva, entro la fine del 2009 ci sarà la firma di Ratzinger sul decreto che proclama l’eroicità delle virtù del suo predecessore. A questo punto, mancherà solo l’approvazione del miracolo attribuito all’intercessione di Karol Wojtyla, una delle tante delle guarigioni prodigiose segnalate dopo la sua morte da persone che si erano rivolte a lui. La scelta del postulatore della causa di beatificazione, il prelato di origini polacche Slawomir Oder, è caduta sul caso di suor Marie Simon-Pierre, colpita dal morbo di Parkinson che ormai le impediva di lavorare nel reparto maternità di un ospedale francese, guarita improvvisamente e inspiegabilmente dopo che le consorelle avevano pregato il Pontefice da poco scomparso.

È ancora prematuro ipotizzare date per la beatificazione, che avverrà con tutta probabilità a Roma nel 2010, in maggio oppure in ottobre. Si prevede l’arrivo nella capitale di centinaia di migliaia di pellegrini devoti a Giovanni Paolo II. Come si ricorderà, Benedetto XVI, poche settimane dopo l’elezione, accogliendo una richiesta presentatagli dal Vicario di Roma, il cardinale Camillo Ruini, acconsentì a derogare all’attesa dei cinque anni dalla morte che la legge canonica stabilisce come necessari prima di iniziare un processo di beatificazione e rese così possibile l’inizio immediato della causa, come già era accaduto, qualche anno prima, per Madre Teresa di Calcutta. Il lavoro è stato rapidissimo, sono state raccolte e verbalizzate le testimonianze, sono stati catalogati molti documenti. Nei mesi scorsi i teologi hanno esaminato la voluminosa «Positio» e hanno dato parere favorevole. Dopo l’estate, tutti i documenti sono passati nelle mani dei cardinali e vescovi della Congregazione delle cause dei santi, che oggi si pronunceranno nel merito.

Due anni fa lo stesso gruppo di cardinali e vescovi disse di sì all’unanimità per la causa di Pio XII, ma Benedetto XVI non ha ancora promulgato il decreto sull’eroicità delle virtù di Eugenio Pacelli, in attesa dell’apertura degli archivi vaticani relativi a quel pontificato. Apertura che si spera possa rasserenare il clima del dibattito storiografico sull’atteggiamento della Chiesa di fronte alla Shoah. Mentre stanno andando avanti, certamente più a rilento rispetto a quella di Papa Wojtyla, anche le cause di beatificazione di Paolo VI e di Giovanni Paolo I.