Woodcock ai prefetti: «Voglio i nomi di tutti i massoni»

Partendo dal «Savoiagate» e da Vallettopoli, il pm di Potenza avrebbe trovato una pista che porta alle logge

Massimo Malpica

Dalle minigonne delle vallette ai grembiulini massonici. L’inchiesta di Potenza vira a compasso. Il pm Henry John Woodcock sposta la sua attenzione dal gossip e dai presunti fotoricatti alle logge segrete, alle confraternite «coperte».
Nei giorni scorsi il magistrato lucano ha richiesto a tutte le prefetture d’Italia gli elenchi aggiornati delle logge e degli iscritti. L’ipotesi a cui il pm dei vip starebbe lavorando, come anticipato dal Giornale il 24 marzo scorso, è che esista una rete massonica segreta attiva tra la Basilicata e la Calabria, ma probabilmente estesa in tutta Italia, dedita sostanzialmente a gestire diversi business, in una sorta di maxicomitato d’affari, naturalmente illeciti.
Una «loggia trasversale» che secondo indiscrezioni raccolte a palazzo di giustizia potrebbe contare su diversi nomi eccellenti della politica, dell’imprenditoria, della sanità, della magistratura, delle forze dell’ordine, del giornalismo, del Vaticano e, addirittura, di esponenti vicini alla criminalità organizzata. Volti noti tirati in ballo, come di consueto nelle indagini potentine, da migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali.
Sembra di assistere al remake di una delle celebri inchieste che hanno scavato, senza fortuna, nei misteri dei «muratori» d’Italia. Dalla P2 a Phoney Money, fino alla mastodontica indagine di Palmi - nella quale l’allora sostituto procuratore Agostino Cordova cercò traccia di attività illecite nelle logge di tutto il Paese - finita sei anni fa con l’archiviazione.
Ora ci riprova il magistrato anglo-partenopeo, che si è ritrovato a indagare tra gli adepti della massoneria seguendo due filoni, anzi tre. Il primo, che prende le mosse dal Savoiagate, fa riferimento a un nome. Quello di «Polifemo», al secolo Massimo Pizza, personaggio discusso al centro di tanti misteri d’Italia e testimone chiave dell’infelice inchiesta «Sistemi criminali» della procura di Palermo. Un uomo capace di trovare agganci anche importanti in ambienti politici, militari e religiosi. E di offrire un aiuto a Vittorio Emanuele, tramite un «amico comune», per staccare la spina a un sito web che infastidisce il principe. Pizza lo racconterà a Woodcock insieme alla storia di quell’«alto prelato», amico di casa Savoia, con il quale avrebbe organizzato il «blitz» in Vaticano di Vittorio Emanuele, moglie e figlio a dicembre del 2002, quando erano ancora in esilio. Ed è sempre lui che dà lo spunto al pm potentino per indagare in tutta Italia, rivelando l’esistenza di «un centro di potere che viene finanziato in Basilicata e che a sua volta finanzia mezza Italia, si finanzia con i soldi in nero che vengono dallo sfruttamento in nero del petrolio», e all’ecomafia.
Quanto agli altri due filoni, uno si rifà alle dichiarazioni del «pentito» di Vallettopoli Luciano Regolo, direttore di Novella 2000, che interrogato da Woodcock sulle presunte «coperture istituzionali» di Lele Mora, fa i nomi di importanti giornalisti, secondo lui massoni, che avrebbero scientificamente lavorato alla riabilitazione dell’immagine del Savoia.
Infine c’è il prepotente ritorno alla ribalta della morte misteriosa dei «fidanzatini di Policoro», due ragazzi di 21 anni trovati senza vita nell’88 in una vasca da bagno. Caso archiviato come decesso accidentale, salvo scoprire, otto anni e una riesumazione dopo, che la coppia era stata probabilmente ammazzata. Movente? Forse i festini a luci rosse con notabili lucani a cui la ragazza aveva confessato al fidanzato di aver partecipato, rischiando così di rendere pubblico qualcosa che doveva restare segreto. Sospetti, però, smentiti dai tribunali. Cosa c’entri la massoneria deviata con la morte dei ragazzi è un mistero. Chiuso nella mente di Woodcock.