Woodcock «concede» i domiciliari al Principe

Ieri la visita di Don Luigi, il suo consigliere spirituale

nostro inviato a Potenza
Entro sabato Vittorio Emanuele finirà agli arresti domiciliari, dopo nemmeno una settimana passata dietro le sbarre del carcere di Potenza con l'accusa di associazione per delinquere e corruzione. Il sostituto procuratore John Henry Woodcock sta per formalizzare il parere favorevole alla detenzione del Principe non più in carcere ma in un appartamento ben sorvegliato. Il difensore Ludovico Isolabella ha infatti ottenuto l'ok della Procura prima di lasciare Potenza e girare l'incarico a Franco Coppi.
Ora l'ultima parola spetta al gip Alberto Iannuzzi che potrebbe pronunciarsi già oggi. Il parere favorevole dell'accusa, le numerose ammissione di Vittorio Emanuele all'interrogatorio di martedì e la rinuncia di presentare istanza al tribunale del riesame sono comunque tre condizioni che tecnicamente andranno a influenzare il gip Iannuzzi. Se le attese saranno confermate Vittorio Emanuele andrà a scontare i domiciliari in una delle abitazioni indicate nell'istanza dei difensori. Un appartamento già messo a disposizione di amici nel centro di Roma è l'ipotesi più probabile; una villa in affitto nel capoluogo lucano quella più remota. Ma questo ai Savoia ora importa poco. E ognuno vive l'attesa a suo modo: «L'importante è che torni a casa - ha detto la moglie Marina di Savoia alla segretaria Luigina, a Ginevra - che ci possa presto riabbracciare. È tutto il giorno che Shenouk, il nostro labrador nero lo cerca da tutte le parti!». Cristallino il gip Iannuzzi: «Le richieste dei domiciliari - afferma - sottendono in termini generali un'affermazione di conferma del quadro probatorio». E l'interrogatorio con il principe? «È stato al limite del comico - replica il gip - a volte sembrava che non si rendesse conto della situazione in cui si trova».
In queste ore continua la spola con il carcere, le visite, le telefonate ai familiari. Il principe stamattina ha incontrato don Luigi, consigliere spirituale: «Era vestito sportivo, polo blu e jeans - racconta -. E gli ho portato una lettera del principe Carlo Giovanelli, un'altra dei suoi familiari. Siamo stati insieme 35 minuti, abbiamo parlato anche dei Savoia nella fede. Contano infatti ben cinque Beati, 4 venerabili e una serva di Dio. È molto devoto alla Madonna di Loreto e spera di tornare a casa». E le accuse di sfruttamento della prostituzione, di essere a capo di una «holding criminale» tra affari poco chiari e tangenti? «Mi sembra difficile che il principe sia a capo - risponde - di quello che state dicendo. Magari è stato un ingenuo. Si è fidato delle persone sbagliate». In carcere Vittorio Emanuele è comunque sotto controllo, guardato a vista con discrezione da quattro agenti nei vari turni, ha vitto separato. Una curiosità: oggi sia Woodcock che Vittorio Emanuele hanno mangiato lo stesso piatto. Salumi e formaggi lucani, con contorno di insalata.
Quasi tutte le persone arrestate venerdì scorso hanno chiesto di essere scarcerati o di andare agli arresti domiciliari. Così Achille De Luca, Ugo Bonazza e anche Rocco Migliardi. Il gip Iannuzzi deciderà caso per caso dopo che riceverà da stamane le richieste con il parere di Woodcock. Con l'interrogatorio alle 9.30 di Giuseppe Rizzani, altro intermediario agli arresti domiciliari, Iannuzzi concluderà poi questa prima tornata di interrogatori. E si formalizzano anche le prime accuse e critiche dei detenuti nei suoi confronti. Soprattutto per le interviste rilasciate nei giorni scorsi. È il caso del sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi che l'ha ricusato alla Corte d'appello. «Il gip Iannuzzi ha espresso considerazioni - si legge nella ricusazione trasmessa al gip con un fonogramma dal carcere alle 13.35 - di assoluta certezza di colpevolezza degli indagati». «Non è assolutamente vero - replica Iannuzzi - né mi sono "appiattito sulle tesi del Pm" come sostengono altri». Poi nel suo ufficio si sfoga: «Sono amareggiato per le parole di Nello Rossi dell'Anm (che era stato prudente nell'uso delle intercettazioni, ndr). Noi magistrati qui a Potenza siamo sempre in solitudine, lavoriamo in un'assoluta emarginazione e vedrete che quando i riflettori si spegneranno, ci verrà presentato il conto… Mica siamo come il Pool di Mani pulite di Milano, non alieno a critiche e che furono tutelati. L'unica nostra tutela siete voi giornalisti».
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