La World Cup alla Scozia

Ci sono voluti 53 anni perché la Scozia
riuscisse a iscrivere nel suo albo d’oro la Coppa del mondo per
nazioni. È successo finalmente nella lontana Cina. Italia solo 17ª 

Ci sono voluti 53 anni perché la Scozia, patria naturale del golf, riuscisse ad iscrivere nel suo albo d’oro la Coppa del mondo per nazioni. È successo finalmente nella lontana Cina, nel resort più grandioso dedicato all’antico gioco albionico, quello di Mission Hills a Shenzhen, che offre alla nazione più popolosa al mondo, che con le sue potenzialità di mercato attira ormai tutti e chiunque, ben 12 campi da golf di livello internazionale. Colin Montgomerie e Marc Warren, che lo scorso anno si videro soffiare alle Barbados il titolo dal duo germanico Langer-Siem, si sono presi stavolta la loro rivincita, ma soprattutto, come detto, hanno regalato alla Scozia il suo primo titolo in questa manifestazione che venne giocata per la prima volta nel 1953 a Montreal, in Canada. Ma torniamo all’evento. Ventotto le nazioni in gara - ciascuna rappresentata da due giocatori -, 5 milioni di dollari di montepremi (viaggi ed ospitalità per tutti), 1 milione e 800mila dollari di premio al team vincente.
La Scozia ha meritato la vittoria, anche se ha dovuto soffrire oltre i limiti, forzata al playoff da un duo statunitense, quello di Weekeley e di Slocum, che, sottovalutato nei pronostici, si è dimostrato al contrario molto affiatato ed incisivo. Le nazioni dalle quali ci si aspettava spettacolo non hanno deluso le attese. L’Inghilterra di Poulter e Rose è stata in lotta fino all’ultimo, così come la Germania di Ceika e di Kymer, l’Argentina di Rodriguez e Romero, la soprendente Francia di Havret e Jacquelin che sono stati in lotta fino all’ultimo prima di terminare in terza posizione, così come molto bene ha giocato anche la Danimarca. Gli scozzesi hanno costruito il loro successo soprattutto nelle due giornate (la seconda e la quarta) dedicato al Foursome - quando si gioca a colpi alternati -, la più difficile ed impegnativa, ma anche sull’esperienza di un quarantaquattrenne di lusso come Monty, e di un giovane che farà grande strada quale Warren che è stato decisivo sui green delle buche finali e soprattutto quando è riuscito ad imbucare il putt per salvare la prima buca supplementare che gli americani sembravano avere già in tasca. Pareggiata la seconda buca del playoff (sempre la spettacolare 18) al terzo tentativo gli americani cedevano e bastava un par per portare sugli scudi una raggiante Scozia. Al terzo posto, come detto, una grande Francia, davanti all’Inghilterra, al Sud Africa (5°), mentre Olanda, Germania ed Argentina terminavano appaiate al 6° posto. L’Italia dei fratelli Molinari ci ha fatto sognare nelle prime due giornate, ritrovandosi in 5ª posizione, ma poi nelle due giornate finali gli azzurri hanno pesantemente ceduto, terminando il torneo in 17ª posizione.
In Australia, a Melbourne, l’australiano Haaron Baddeley ha vinto il Mastercard Masters, battendo lo svedese - di stanza sul tour americano - Daniel Chopra alla quarta buca di playoff sul percorso di Huntingdale, aggiudicandosi una moneta di 150mila euro, valida anche per l’ordine di merito europeo, visto che il torneo australiano era organizzato sia dall’European tour che dall’Australasian tour.