Wrestling: il primo corso per bambini

Si parte il 2 settembre: sei anni è l’età minima prevista per l’iscrizione

Monia Bravi

Dilaga la Wrestling mania e parte proprio da Tivoli. Lo sport americano, passato ai media per la spettacolarizzazione un po’ spinta con cui gli incontri avvengono, colonizza la città dell’arte. È l’«Angie Grey’s Academy» ad ospitare il primo corso italiano dedicato ai bambini. Si parte il 2 settembre, con l’ausilio del maestro Alessandro De Angelis, 47 anni, da 30 insegnante di kick boxing, ma anche di thai boxe, kung fu, karate e lotta a terra. Il desiderio è quello di incasellare la disciplina all’interno di regole ben precise. Non più, quindi, emulazioni delle gesta dei pesanti lottatori, (vedi il caso di Bolzano ndr), ma insegnamento di tecniche teso ad eliminare tutte quelle mosse che possano arrecare danni alla struttura osteo - articolare. Parola di infermiere professionale, visto che De Angelis all’attività sportiva affianca anche quella medica.
Novità del We tiburtino sarà proprio quella dell’età rispetto ai corsi delle pochissime palestre presenti nel Bel Paese. I proseliti non dovranno più attendere infatti i sedici anni per iniziare a praticare la disciplina ma arrivare solo a sei. Obiettivo dell’accademia antesignana, affrancarlo dall’etichetta attribuitagli dai mass media: quella di uno sport da cui emerge un messaggio diseducativo.
«C’è una differenza basilare tra gli incontri televisivi e quelli che avverranno all’interno dell’accademia - sottolinea De Angelis - innanzitutto bisogna considerare che i lottatori del wrestling, prima che sportivi, sono degli ottimi acrobati, c’è molta finzione in quello che si vede, possiamo paragonarli a degli stuntman, loro sanno simulare il colpo e atterrare in modo spettacolare sul quadrato, il problema è che i ragazzi si limitano ad imitare ciò che vedono».
Non a caso l’idea di importare il wrestling nasce proprio da determinati comportamenti riportati dal figlio undicenne, sovente la scuola si trasforma in un ring e a volare sono pugni o calci somministrati senza pensare alle conseguenze. Le tecniche verranno divise in base al percorso evolutivo e i piccoli lottatori saranno dotati di un’attrezzatura di protezione completa, con tanto di materassini e imbottiture mirati ad attutire i colpi. Punto di arrivo della sperimentazione messa in atto dall’accademia, la dimostrazione che inserendo il wrestling all’interno di palestre specializzate perderebbe da sé l’aurea negativa che da tempo l’offusca. «Qualsiasi sport praticato senza una dovuta preparazione può arrecar danno, basti pensare alla forte incidenza traumatologica presente nel calcio, nel pattinaggio o nello sci», spiega De Angelis già sicuro dell’accoglienza che il We riscuoterà. Mancano due mesi, ma le richieste che hanno subissato l’accademia lo dimostrano. Del resto noi italiani siamo bravissimi ad imitare moda e modi oltre confine.

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