Wto: «L’Europa non si limiti all’agricoltura»

da Milano

«Se non verranno fatti i passi adeguati, il sesto meeting del Wto in programma a Hong Kong a dicembre rischia di essere un fallimento simile a quello registrato a Cancun due anni fa». Lo spiega Adolfo Urso, viceministro delle Attività produttive con delega al commercio estero che martedì incontrerà a Ginevra Pascal Lamy, neo direttore generale del Wto e già commissario Ue sotto la presidenza di Romano Prodi.
Qual è il motivo dell’incontro?
«Vogliamo evitare una situazione simile a quella di Cancun dove il negoziato si chiuse con un giorno di anticipo tra molte contestazioni. Non c’è dubbio che il commercio mondiale abbia bisogno di nuove regole che tengano conto delle esigenze dei Paesi più svantaggiati, ma senza penalizzare quelli cosiddetti sviluppati».
Quale via può seguire l’Europa?
«Il nodo da sciogliere non è solo quello dell’agricoltura. I Paesi in via di sviluppo chiedono l’abolizione delle sovvenzioni agricole e dei dazi. In realtà l’Ue ha già fatto molto in questo senso: infatti i Paesi che rientrano nella lista di quelli realmente bisognosi possono già esportare in Europa qualunque prodotto senza dazi. Bisogna però capire che ormai nazioni come la Cina, l’India, l’Indonesia o il Brasile non possono certamente più essere considerati in via di sviluppo. Anzi, ci fanno concorrenza in molti settori».
E quindi? Su cosa è opportuno porre attenzione?
«L’Europa deve ottenere un accordo per quanto riguarda le politiche agricole, ma deve anche introdurre altri temi. Bisogna infatti raggiungere accordi sul fronte dell’industria e dei servizi. In questi settori ci sono dazi fortemente sproporzionati. Sulle calzature, per esempio, gli Usa impongono tariffe del 30% mentre l’Europa non supera il 3%».
Ci sono altre questioni?
«Puntiamo anche alla riduzione dei cosiddetti ostacoli non tariffari. Ci sono Paesi che hanno creato una serie di certificati di qualità per proteggere il loro mercato interno. L’importante a questo punto è che l’Europa riesca ad uscire dall’angolo in cui è stata chiusa portando il suo contributo per rinnovare le regole del commercio mondiale».