Il Wwf traccia la mappa della natura intoccabile

Sono i quarantacinque luoghi simbolo del patrimonio di biodiversità del nostro Paese. Intesa con il governo per tutelarli entro il 2010

Enza Cusmai

Chi non ha mai visitato la riserva dello Zingaro in Sicilia ha perso uno dei posti più suggestivi del mondo. E chi non si è mai recato in Sardegna, o non ha mai trascorso una vacanza nelle foreste del Casentino in Toscana o non ha mai ammirato le scogliere del Gargano sarebbe ora che lo facesse. Spesso si gira il mondo ma si trascurano le perle ambientali di casa nostra. Quelle che tutti gli stranieri ci invidiano e che a volte noi non sappiamo apprezzare abbastanza.
Ora è il Wwf a darci la sveglia. Ci comunica che l’Italia è il Paese che racchiude ben 45 meravigliose aree di diversità biologica che vanno protette, non solo a parole. In queste zone è necessario ridurre l’espansione urbanistica, arrestare il bracconaggio, avviare progetti di conservazione che proteggano tutte le specie animali e vegetali che le popolano. Servono soldi, uomini e grande senso civico. Se tutto questo verrà messo in campo, l’Italia potrebbe vincere la «gara» internazionale di protezione dei tesori naturali. Una bella scommessa che il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio è convinto di vincere. Ieri, infatti, ha firmato un accordo con il Wwf per raggiungere gli obiettivi di tutela entro il 2010. «In Italia - ha ricordato il ministro - c'è la consapevolezza per la ricchezza del patrimonio storico e artistico nazionale mentre pochi sanno che siamo leader in biodiversità». Il primato che ci regala la natura non è stato fino ad ora contraccambiato. Mancano infatti gli strumenti normativi per tutelare le aree naturali in pericolo. Lo ricorda il Wwf proprio in occasione della festa per la sua quarantennale attività. «L'Italia è tra gli 8 paesi europei – ricorda Michele Candotti, Segretario generale del Wwf Italia - ancora privi di un piano generale per la biodiversità».
L'impegno dell'Italia sulla difesa delle aree di diversità biologica, lo ricordiamo, risale al 1994, quando venne ratificata la Convenzione per la conservazione della diversità biologica lanciata 2 anni prima a Rio de Janeiro. Da allora è stato istituito un Comitato di coordinamento nazionale per la biodiversità. Ma non basta. «Sono dodici anni - lamenta Candotti - che il nostro Paese aspetta una strategia nazionale». La rassicurante replica arriva dal ministro dell’Ambiente: «Ho già messo a lavoro l'ufficio legislativo del ministero. L’Italia è il Paese guida per il numero di specie di animali e vegetali, una ricchezza che va tutelata e non dissipata». E a guardare i numeri il nostro patrimonio naturale è davvero invidiabile: 55.600 specie animali, 6.711 piante (vascolari), circa la metà della flora europea di cui il 13% tipico italiano. Inoltre molte delle specie minacciate in Europa sono proprio italiane: tra i mammiferi, il nostro paese ospita 12 delle 39 specie più a rischio; 15 delle 29 per gli uccelli; 4 delle 14 di rettili; 5 delle 16 di anfibi; 17 delle 81 di pesci; 16 delle 174 di molluschi; 42 delle 164 di invertebrati e 3 delle 54 di specie di piante. «E proprio per le sue caratteristiche di ricchezza biologica - ha aggiunto Isabella Pratesi, direttrice del programma di conservazione del Wwf Italia - il nostro paese ricade interamente in due delle 238 ecoregioni prioritarie del pianeta individuate dal Wwf: Alpi e il bacino del Mediterraneo rappresentano sulla Terra uno dei serbatoi naturali più preziosi».