Xavi e Pirlo, cervelli in fuga per la vittoria

Cancellato il calcio muscolare, ora si giocano l’Europa. Punti di riferimento: la manovra passa sempre da loro

Kiev - Decidono loro, questa volta. Xavi e Pirlo che non sono né Balotelli e nemmeno Iniesta. Decidono loro perché Spagna e Italia hanno sconvolto il calcio muscolare e seppellito gli schemi di un tempo. Non sono tipi da innamorarsi del gol, semmai sono pronti a suggerirlo. Rare le loro presenze nel tabellino delle singole sfide. Basta dare un’occhiata anche all’ultimo europeo per capirlo. Xavi è ancora a digiuno, Pirlo conta una sola prodezza balistica da mostrare dopo aver fatto scuola e moda con quel cucchiaio su rigore, contro gli inglesi, al volo imitato da Sergio Ramos. Decidono loro, le due muse delle finaliste di Kiev.

E la spiegazione risulta molto semplice anche se stravagante: perché loro custodiscono la password dei rispettivi computer. Senza quella chiave di accesso, è impossibile mettere in azione un lancio pericoloso come un serramanico oppure chiudere un triangolo come succede agli spagnoli che son capaci di giocare a occhi chiusi. Certi tocchi, ripetuti e ossessivi, son diventati automatici. Decidono loro perché sono i rappresentanti del cambiamento avvenuto nel calcio, una rivoluzione silenziosa partita da Barcellona, adottata a Madrid da Del Bosque e adesso capace di contagiare in modo prodigioso anche in giro per l’Europa un paese da sempre abituato a difendersi, dentro il fortino di una difesa ben organizzata dimenticando la lezione di Sacchi, la mediazione di Lippi. «Grazie alla Spagna e adesso all’Italia abbiamo soppiantato il calcio muscolare e dimostrato che si può fare calcio e bene anche con giocatori di piccola statura come me e come Pirlo» la perfetta descrizione della rivoluzione intervenuta sotto i nostri occhi in questi quattro anni, da Vienna 2008 fino a oggi, terza finale consecutiva per spagnoli, seconda per gli azzurri dopo quella di Berlino 2006. Di quei reduci resistono solo in tre: Buffon, De Rossi e Pirlo. Appunto.

Decidono loro due, Xavi e Pirlo, perché tutto passa da loro due, dai loro piedi con una ripetitività che a volte risulta persino fastidiosa, ma che si trasforma in forza, in sicurezza, visto che il pallone rimane per tanto tempo, troppo tempo, tra i loro piedi e diventa dura provare a sottrarlo. Prendete per esempio Pirlo, studiato dai tecnici dell’Uefa nei minimi dettagli per decifrarne la statura tecnica e per coglierne lo straordinario peso. Nell’ultima semifinale, contro la Germania, contati i suoi passaggi: 146 di cui 117 felicemente arrivati a destinazione, al sodale giusto nel momento giusto.

La continuità è il suo banale segreto, la precisione la differenza rispetto a tanti altri apprendisti stregoni. Prendete per esempio Xavi e fate il calcolo dei falli ricevuti: appena due, un record. E tutti e due con concentrati in quale partita? Ma nella sfida di Danzica con l’Italia, naturalmente. Appena due perché diventa difficile riuscire a prendere Xavi, ti porta via il pallone, sotto il naso, sfuggendo anche al famoso fallo di frustrazione. Più «tartassato» Pirlo, forse perché meno veloce nel corto rispetto allo spagnolo: 15 i falli ricevuti distribuiti in tutte le precedenti esibizioni. Lui, Pirlo, attira i cacciatori di pressing avversari, se li porta a spasso e li disorienta con dribbling e finte ripetute, a destra e sinistra.
Decidono loro due, con palla a terra, meglio se su un prato scivoloso che renda ancora più veloce il suo scorrere e perciò il gioco stesso. A Danzica chiesero di poter bagnare il prato, gli spagnoli. Incassarono il rifiuto italiano, ripetuto anche questa volta. Palla a terra, decidono sempre loro due.

«Avete mai visto un nostro calcione?» chiede Prandelli per far capire che tutto parte proprio da quel tic. Invece di rifugiarsi nel rinvio alla «viva il parroco», meglio rischiare una giocata complicata. Fondamentale è che ciascuno conosca bene il proprio compito e anche il proprio limite come spiega bene il ct d'Italia: «Non dobbiamo avere la presunzione di poter competere con la Spagna nel possesso palla, deve essere invece brava la squadra nel cogliere i momenti in cui si può ripartire».

Decidono loro due, allora, Xavi e Pirlo che si somigliano e si sfidano senza pensare a qualche trucco. Piuttosto alla felicità rispettiva di ritrovarsi da una parte e dall’altra a giocarsi un europeo. «Siamo pronti a scrivere un altro capitolo della nostra magnifica storia» promette Xavi che non è certo il tipo da grandi annunci. Quasi come Pirlo che per scaramanzia cancella il suo nome dalla conferenza-stampa. Decidono loro due, ogni parola in più è di troppo.