Gli xenofobi e le macchiette

Non avessero picchiato un cinese ieri a Roma, e un ghanese l’altro giorno a Parma, insomma se il razzismo non fosse una cosa schifosa, ci sarebbe da ridere delle argomentazioni che mettono insieme tutti quelli che si stanno sforzando di dipingere l’Italia come una nuova culla dell’apartheid. Ieri mattina per esempio abbiamo preso in mano il celebre, il mitico, l’autorevole quotidiano britannico Independent - quello che quando dà la pagella al governo italiano ci preoccupiamo tanto - e ci siamo riconciliati con noi stessi, voglio dire con il giornalismo italiano, con il nostro modo un po’ cialtronesco di creare allarmi e di gonfiare casi.
A pagina 21, nella sezione «mondo» (non nella pagina della cucina o in un inserto umoristico, insomma), l’Independent dava conto della brutta storiaccia che a suo dire sta dividendo gli italiani. Titolo: «Incontriamo il re della carbonara italiana. È un tunisino». Sommario: «In Italia le crescenti tensioni sull’immigrazione sono rese più gravi da un premio di cucina». Dunque secondo i campioni del leggendario giornalismo anglosassone (il cui motto è «i fatti separati dalle opinioni»; anche se in questo caso sarebbe più appropriato parlare di matti separati dalle opinioni) in questo momento da noi starebbe divampando una scandalizzata polemica dovuta a questo fatto: al fatto che la nostra bibbia culinaria, e cioè il Gambero Rosso, ha premiato come migliori spaghetti alla carbonara quelli cucinati da un tunisino, Nabil Hadji Hassen, cuoco al ristorante Roscioli di Roma. Non so voi: ma a me non pare che sulle prime pagine dei nostri giornali, e a Porta a porta, e a Ballarò, ci siano dibattiti accesi, con Borghezio che cerca di silenziare Veltroni sotterrandolo di trippa e di cassoeula. Eppure l’Independent assicura: «L’annuncio del premio a Hassen ha scatenato una controversia tipo quella scoppiata in Giappone quando i polinesiani iniziarono a battere i lottatori giapponesi sui ring di sumo». Badate bene che non è un divertissement, quello dell’Independent, il tono è serio: «Ci si chiede se la cucina italiana è ancora italiana se cucinata da un nord africano». È serissimo anche il contesto, l’articolo comincia così: «Sono tempi tristi per gli immigrati in Italia. Il governo ha fatto un giro di vite per chi cerca asilo e c’è stata un’ondata di attacchi xenofobi». Un’ondata. Perfino la magistratura è razzista: «Uno zingaro romeno - scrive l’Independent - accusato di un delitto a Roma è andato sotto processo questa settimana». Ma guarda un po’: fanno perfino i processi per omicidio, questi nazisti di italiani. Per dare un’idea dell’anglosassone distacco nel raccontare la realtà, l’Independent spiega che in seguito a quell’omicidio (che poi è quello di Giovanna Reggiani) «il sindaco di Roma ha minacciato deportazioni in massa degli stranieri». Bum.
Nabil Hadji Hassen, scrive il giornale londinese, è comunque «sereno sulla triste condizione degli immigrati in Italia». Talmente sereno da mandare in frantumi lo schemino dell’Italia razzista: «Quando sono arrivato qui, nel 1981, ce n’erano di meno, di immigrati, e la gente ci accettava con un sorriso. Oggi ce ne sono troppi, e alcuni di loro prendono e spacciano droga e commettono crimini. Così è comprensibile che la gente diventi più cauta con gli stranieri. Certamente io non ho mai incontrato pregiudizi in nessuno dei posti in cui ho lavorato».
Ma la buffonata dell’Independent non è figlia di nessuno. È figlia di un clima che parte purtroppo qui da noi, un clima per cui se uccidono un nero a Milano è tutta Milano che è diventata razzista, così come prima era tutto il Veneto e adesso perfino tutta Parma. È questo solito buttare in vacca ogni questione seria che, alla fine, rischia di trasformare l’antirazzismo in un altro razzismo, così come un certo antifascismo è stato un altro fascismo.
Michele Brambilla