Lo xenofobo? Teme lo straniero ma non è razzista

Caro Granzotto, ho letto il suo angolo (come è apprezzabile il termine «angolo» rispetto a «stanza» di montanelliana memoria, più raccolto, più amichevole) sulla polemica del presepio con moschea e mi sono soffermato sulla sua interpretazione di «xenofobia», cui lei dà un significato non allineato alla comune interpretazione. Il mio vecchio Zanichelli infatti parla di odio fanatico per tutto ciò che è straniero, così come il Gabrielli, che omette solo il fanatico ma mantiene l’odio. Salvo poi smentirsi, se si va a cercare «fobia». Lo Zanichelli la spiega come paura, anche se irrazionale ed immotivata (a volte), mentre il Gabrielli, un po’ più coerente, come avversione morbosa. Io per esempio sono afflitto da aracnofobia ma in verità non provo odio per questi insetti, bensì schifo irrazionale. Quindi odio lo metterei da parte, ma come la mettiamo con lo schifo o l’avversione morbosa? Dato che con le sinistre interpretazioni bisogna essere ben «parati», mi illumini e mi chiarisca.