XX settembre: gli Stati si formano con la forza


Pietro Imperia e-mail


Ma cosa le salta in testa, Imperia mio! Ma lo sa che a parlar di certe cose ci si mette contro l’intero Giornale? Primo s’arrabbia Filippo Facci che se la prende coi vecchioni e il loro patetico rincorrere brandelli di giovinezza rimenandola con fascismo/antifascismo, Pinelli/Sofri, pista nera/pista rossa. Figuriamoci l’arrabbiatura se da Salò ci si catapulta, all’indietro, fino alla legge sulle guarentigie e, precipitando nell’abisso del passato, niente meno che alla donazione di Costantino. Facendo così arrabbiare anche Massimiliano Lussana il quale saggiamente scrisse che di questo passo c’è chi finirà per battibeccare sugli Orazi e i Curiazi (ammetto, però, che l’argomento si presta al battibecco e ci battibeccherei sopra volentieri, anche a costo di passare per più vecchione di quel che sono). Purtroppo non so quale sia l’alternativa giovanilistica, quali siano i problemi (anzi, no, le problematiche) o gli argomenti che reputano meritevoli della loro attenzione. Certo non Porta Pia, che pure, come tema di interesse, non mi pare da buttar via. Qualcuno ha protestato perché, nel giorno commemorativo, si è reso omaggio agli zuavi pontifici e non ai bersaglieri, perepépeppé - peppé - peppé, del general Cadorna. Sembrerebbe scelta papista e antirisorgimentale, ma secondo me è stata solo dettata dalla correttezza politica. Vista con gli occhiali di oggi, la presa di Roma fu pura e semplice aggressione. Non ci sono giustificazioni, oggi, che tengano: non l’unità d’Italia, non l’anacronismo del Papa Re, niente. Oggi, su quegli argomenti si va a spanne e a dogmi: chi attacca, chi apre brecce, chi fa la guerra, è in torto marcio, marcissimo. E chi la guerra la subisce restandone vittima ha sempre ragione da vendere (anche quando ha torto) e il diritto a essere commemorato comme-il-faut. Toltomi il sassolino, veniamo a noi, caro Imperia. Che la Donazione di Costantino fosse un falso non cambia niente. E questo anche se molti lo ritennero autentico (perfino uno sospettosetto assai come padre Dante: «Ahi, Costantin» eccetera). Gli Stati si sono formati di fatto, non in base a un curriculum, a carteggi, documentazioni, cartapecore, atti notarili che ci son sempre stati, ma non hanno contato mai niente. Per legittimare una serie di annessioni attuate con l’uso della forza, i padri risorgimentali s’inventarono quei Plebisciti che avrebbero dovuto attestare, a posteriori, il desiderio, la brama popolare - in nome del popolo, si sa, tutto è lecito - ad essere annessi. Siccome è universalmente noto che i Plebisciti furono una burla quando non proprio una truffa, che dobbiamo fare, caro Imperia? Disconoscere l’unità d’Italia perché legittimata da un falso in atto pubblico? Quello della Chiesa era Stato - il Patrimonio di San Pietro - da oltre mille anni, dal 728. Ed è questo che fa aggio, non un (illustre) pezzo di carta che si diceva avesse in calce la firma di Costantino.
Paolo Granzotto