Yahoo, Murdoch torna in gara

Il fondo Legg Mason, socio di peso del motore di ricerca, si schiera a favore di Microsoft

da Milano

È ancora tutta da giocare la partita per il controllo di Yahoo, oggetto del desiderio di Microsoft. Incassato dal motore di ricerca un secco no all’offerta da 44,6 miliardi di dollari, giudicata inadeguata, il gruppo di Bill Gates non vuole mollare la presa, ma rischia ora di doversi misurare in un testa a testa con Rupert Murdoch. Il magnate australiano aveva dichiarato lo scorso 4 febbraio la propria indisponibilità a entrare in gara, ma secondo il blog TechCrunch avrebbe cambiato idea. Al punto da voler investire, insieme con un fondo di private equity, 15 miliardi, una cifra che garantirebbe una quota pari al 20% del capitale di Yahoo, facendo di Murdoch il principale azionista.
Secondo il blog, lo stesso che aveva anticipato la riunione del board in cui Yahoo ha respinto le avance di Microsoft, Murdoch potrebbe presentare la propria proposta entro un paio di giorni e avrebbe intenzione di fondere il motore di ricerca con le attività della consociata Fox Entertainment Media, il cui primo asset è MySpace. Yahoo sarebbe valutata 50 miliardi, somma superiore a quella di Microsoft. Che però, sempre in base alla ricostruzione di TechCrunch, potrebbe decidere di rilanciare mettendo sul piatto 35 dollari per azione, portando così il valore complessivo dell’operazione a 50 miliardi.
Yahoo, peraltro, non sembra avere molte alternative. Il Wall Street Journal afferma che Google appare sempre meno interessata a un’alleanza con il motore di ricerca nel settore della pubblicità. A favore di Microsoft gioca inoltre la posizione espressa a suo favore dal fondo Legg Mason, secondo maggiore azionista di Yahoo con il 6% (i soci fondatori David Filo e Jerry Yang detengono il 10% del capitale). Bill Miller, gestore del fondo, ha scritto una lettera ai soci in cui sostiene di «sperare che Microsoft faccia il necessario per acquisire Yahoo» e di ritenere «che dovrà aumentare l’offerta, se vuole raggiungere un accordo».