Yara, autopsia in corso: farà luce sull'omicidio "Le ricerche in quel campo? Mai approfondite"

Gli esami sul corpo della ragazza
decisivi per confermare le ipotesi degli inquirenti: finirà nelal notte. Il cadavere potrebbe essere rimasto nel campo di Chisolo d'Isola per tre mesi. Il capo della Protezione civile: "Una sola persona non
poteva fare un massacro così"

Milano - Misure di sicurezza senza precedenti all’Istituto di medicina legale di Milano. In via Mangiagalli, è in corso l’autopsia sul corpo di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso e trovata senza vita solo sabato pomeriggio. I rilevamenti scientifici sul suo corpo saranno decisivi per confermare o meno le ipotesi più accreditate dagli inquirenti negli ultimi due giorni. I test si concluderanno solo a notte inoltrata. E il capo della Protezione civile di Brembate Sopra Pietro Valsecchi avanza un nuovo timore: "Una sola persona non poteva fare una cosa di questo tipo, un massacro così. Yara è stata portata qui da più persone, ne sono convinto".

Le prime ipotesi degli inquirenti Secondo gli inquirenti è più probabile che Yara sia stata uccisa a coltellate, dopo un tentativo di autodifesa, nelle ore immediatamente successive alla sua sparizione e che il suo corpo sia rimasto tra le sterpaglie di Chignolo d’Isola per i successivi tre mesi. Questa mattina è arrivata all’obitorio di Città Studi a Milano un’auto del Nucleo investigativo scientifico dei carabinieri, mentre alcuni poliziotti presidiano gli ingressi. L’autopsia, che si annuncia come un lavoro lungo e complicato dall’avanzato stato di decomposizione del corpo, è eseguita da una squadra guidata da Cristina Cattaneo, una delle più note antropologhe forensi che è co-fondatore e responsabile del Laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof), una struttura che ha come scopi principali la ricerca scientifica sullo studio di resti ossei umani e lo studio di tecniche per identificare resti umani e di viventi. Un punto di riferimento per la questura e per la procura di Milano.

Le ricerche in quel campo Nel campo vicino alla zona industriale di Chignolo d’Isola le ricerche sono state compiute, ma secondo alcune indiscrezioni non in modo particolarmente approfondito. Il particolare emerge dagli accertamenti in corso da parte degli inquirenti che devono capire esattamente chi abbia condotto le ricerche nell’area incolta dove sono stati trovati i resti, in quale data e con quale metodologia. "Non si tratta di gettare la croce su nessuno, sia ben chiaro" dice un investigatore. Ma il particolare è fondamentale per capire se Yara possa essere stata abbandonata lì da tempo o più di recente.

Il timore: qualcuno sapeva Il capo della protezione civile Valsecchi piange sul luogo del ritrovamento di Yara. Piange e depone dei fiori colorati. "Secondo me qualcuno non ha parlato perchè sono convinto che almeno una persona abbia visto cosa è successo qui a Chignolo. Non è possibile non accorgersi che qui qualcuno ha portato il cadavere di questa povera ragazza". "Non ci sono alberi, non ci sono salite nè avvallamenti particolari - prosegue Valsecchi - qui non si poteva non vedere e mi riferisco a tutta la gente del posto, non solo ai volontari che qui hanno cercato Yara. Non so invece, se a Brembate Sopra qualcuno sapeva: non voglio accusare nessuno". I volontari di altri gruppi della protezione civile sono passati dal campo incolto di Chignolo d’Isola almeno tre volte. "Non so chi sia passato, chi abbia fatto le ricerche - aggiunge Valsecchi - ma ora mi farò dare tutta la documentazione, perchè voglio andare a fondo. Qui l’avrebbe trovata anche un ragazzino, non c’era bisogno nè di cani nè di altri mezzi speciali per le ricerche". Nel terreno si nota un piccolo avvallamento, creato molto probabilmente dal corpo di Yara. Un piccolo dislivello di non più di 20 centimetri. Il corpo è stato ritrovato a circa 130 metri dalla stradina sterrata che si stacca dall’asfalto di via Bedeschi, a Chignolo. "Secondo me questo non è il lavoro di una persona sola - conclude Valsecchi - qui hanno agito più persone. Continuo a credere ad un branco".

Il luogo del delitto non è più transennato Il campo di Chignolo d’Isola dove sabato è stato trovato il corpo di Yara non è più transennato dalla forze dell’ordine. I nastri che circondavano l’area e le bandierine della polizia scientifica non ci sono più, così come le pattuglie che impedivano a giornalisti e curiosi di avvicinarsi. Ilario Scotti, l’aeromodellista che verso le 15.30 di due giorni fa ha individuato per primo il cadavere, racconta oggi all’Eco di Bergamo di avere visto, come prima impressione, qualcosa di simile a "un mucchio di stracci buttati lì da qualcuno. Ma appena mi sono reso conto che era una persona, non ho esitato e ho subito chiamato il 113". L’uomo aggiunge di essere "molto scosso".