Yara, Fikri è libero: "Chiederò un risarcimento" In sette consulenti per tradurre l'intercettazione

Errore nella traduzione delle intercettazioni, il gip accoglie la richiesta del pm: scarcerazione per il marocchino. Il 22enne lascia il carcere su un furgone. Resta il fermo. Il biglietto della nave acquistato il 29 per le ferie. I legali del giovane: "Chiederemo il risarcimento"

Bergamo - Un colpo al lavoro degli investigatori. Che ora devono ricominciare da zero. Il gip di Bergamo Vincenza Maccora ha disposto la scarcerazione di Mohammed Fikri, il marocchino fermato nei giorni scorsi per la vicenda della scomparsa di Yara Gambirasio. A determinare la decisione del gip il venir meno dei "gravi indizi di colpevolezza". Il gip, pur convalidando il fermo eseguito sabato scorso, nel suo provvedimento registra che la situazione indiziaria dell’indagato è cambiata in questi due giorni rispetto al momento in cui l’immigrato era stato fermato a bordo di una nave, a Sanremo, diretta in Marocco. Fikri è uscito dal carcere di Bergamo dopo le 13,30.

L'uscita dal carcere Fikri è stato scarcerato intorno alle 13.30 a bordo di un furgone della polizia penitenziaria, dribblando così i giornalisti, i fotografi e gli operatori televisivi che da questa mattina presidiavano l’uscita del carcere. Secondo il direttore del carcere di Bergamo, Antonino Porcino, questa "modalità protetta" sarebbe stata chiesta dallo stesso operaio 22enne proprio al fine di sfuggire all’assedio mediatico.

L'intercettazione decisiva Sono stati sette i consulenti che, in momenti diversi, hanno tradotto la frase di Mohammed Fikri, indagato in relazione alla vicenda della scomparsa di Yara Gambirasio, dalla quale in un primo momento si è ritenuto che lo straniero fosse coinvolto nei fatti. In particolare, tre sarebbero stati d’accordo nel dire che la frase era del tipo "perdonami Dio non l’ho uccisa io... Ascoltami Dio, Ascoltami...", e sulla base di questo è stato deciso il fermo. Altri quattro, come si legge nell’ordinanza di convalida dello stesso fermo e della conseguente liberazione dell’indagato, hanno invece confermato che nella frase non c’era alcun riferimento alla vicenda e la frase è risultata essere: "Allah mi protegga". Il giovane di origine marocchina stava parlando con un uomo al quale doveva 2mila euro. Questa persona è stata sentita dagli inquirenti e ha confermato la circostanza, avvalorando la seconda e corretta traduzione della frase.

Il biglietto Accertato che non c'era alcun pericolo di fuga, dal momento che Fikri si stava recando a Tangeri, in Marocco, per le ferie. Nel corso dell’udienza di convalida il marocchino ha dichiarato che il suo viaggio in Marocco "era programmato da tempo, anche se aveva potuto acquistare materialmente il biglietto solo il lunedì 29 novembre". È quanto si legge nell’ordinanza "di convalida del fermo e liberazione" dello stesso Fikri firmata dal giudice per le indagini preliminari. Il marocchino ha dichiarato che si sarebbe fermato nel suo Paese "per quasi due mesi, in quanto nel periodo invernale il suo lavoro subisce una battuta di arresto a causa delle condizioni meteorologiche non favorevoli". Sia il suo datore di lavoro sia la sua fidanzata sapevano che sarebbe dovuto partire, insieme a suo cugino, il 4 dicembre, mentre i suoi familiari non sapevano della data del suo arrivo in Marocco "perché l’indagato voleva fare loro una sorpresa".

Risarcimento Fikri chiederà un risarcimento per ingiusta detenzione. Lo riferiscono i suoi legali. Il giovane di origine marocchina, ha anche chiarito durante l’interrogatorio di garanzia, un piccolo giallo sulla scheda telefonica in uso alla sua fidanzata (marocchina e residente da tempo in Italia). Il pm gli ha chiesto come mai avesse gettato via, prima della sua partenza per il Marocco, questa scheda e Fikri ha spiegato di averlo fatto perché la ragazza aveva ricevuto messaggi un po' troppo insistenti da parte di un corteggiatore.

Telefono sotto controllo Nel corso delle indagini il cellulare di Fikri era stato messo sotto controllo perché il giovane si trovava nel cantiere dove Yara è presumibilmente passata il giorno in cui se ne sono perse le tracce. Il 3 dicembre, Fikri ha contattato un’utenza, alla quale però nessuno ha risposto: "Dopo qualche squillo - si legge nella richiesta di convalida del fermo - si attivava la segreteria telefonica, ma nel frattempo si udienza Fikri in tono accorato e angosciato invocare Dio e chiedere perdono nei seguenti termini: 'Perdonami Dio... Non l’ho uccisa io... Ascoltami Dio, Ascoltami...'". Gli ulteriori accertamenti compiuti dai carabinieri su vari aspetti hanno consentito di "ritenere la sussistenza di una calamità indiziaria" rispondente ai criteri previsti dalla legge per chiedere la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere dell’ indagato. Nel corso dell’udienza di convalida, però, Fikri ha fornito "su ogni circostanza sottoposta alla sua attenzione - si legge nel provvedimento del gip - una ricostruzione alternativa a quella esposta nel provvedimento di fermo, negando ogni suo coinvolgimento nelle ipotesi di reato contestategli". In particolare, quando gli è stata fatta sentire l’intercettazione in dialetto marocchino, l’uomo ha riconosciuto la sua voce, ma ha negato che alla frase "potesse essere attribuito il significato riportato nel verbale di trascrizione agli atti del provvedimento".

Ricerche continue Sono riprese in mattinata le ricerche nell’invaso che si trova vicino al cantiere del centro commerciale in costruzione e che i vigili del fuoco stanno svuotando dall’acqua da ieri pomeriggio. Le idrovore pompano lentamente e ci vorranno probabilmente delle ore prima che il laghetto artificiale sia svuotato completamente. L’invaso si trova ai confini tra i comuni di Brembate, Mapello e Ponte San Pietro, in un altro cantiere i cui lavori sono fermi da mesi. Questo cantiere è attaccato a quello del centro commerciale in costruzione, dove si erano perse le tracce fiutate dai cani di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre scorso. Anche oggi a Brembate è una giornata fredda e piovigginosa. Per quanto riguarda le altre ricerche, i volontari che fanno base al quartier generale restano in attesa di indicazioni prima di partire per le perlustrazioni della zona.