Yelena, zarina del salto con l’asta milionaria un centimetro alla volta

Carlo Monti

Non sappiamo se esiste l’idea per realizzare un manuale dal titolo «Come arricchirsi con il salto con l’asta». Se c’è lo potrebbero scrivere – a quattro mani, meglio, per ora a tre mani e una – due campioni che, in proposito, sembrano saperla lunga in merito, essendo passati da uno stato iniziale di indigenza ad uno finale con un lauto conto magari in più banche, sfruttando doti naturali non comuni, padronanza dei proprio nervi, sicurezza estrema nella preparazione e soprattutto il raziocinio. Entrambi non ci sono arrivati a caso, ma indubbiamente un destino benigno ha riservato loro una storia da fantascienza ed un piedistallo da statua nella piazza principale del loro Paese.
Il primo protagonista è Sergey Bubka, 41 anni da compiere a dicembre; l’altra è Yelena Isinbayeva, da poco sulla breccia, ma già abbastanza scaltra da avere imparato il giochetto, 23 anni nel prossimo giugno.
«Atterrato» su una scrivania e alto membro del Cio, dopo 15 anni di dominio assoluto nel salto con l’asta e dopo un quarto di secolo di attività, Bubka si è lasciato alle spalle un quadro impressionante delle sue imprese: 35 primati mondiali, 17 all’aperto e 18 in sala, salendo nel primo caso a m 6.14 (Sestriere 31 luglio 1994) e nell’altro a m 6.15 (Donyets 21 febbraio 1993); 105 salti a m 5.90, 6 titoli mondiali, il primo dei quali a Helsinki nel 1983, allora atleta pressoché sconosciuto. Dopo i primi record con misure distanti l’una dall’altra di più centimetri, a partire da 6.05 di Bratislava del 9 giugno 1988 ha progredito di un solo centimetro volta per volta, per ben 10 volte, realizzando il suo sogno miliardario. Ed un’altra fortuna pensava di metterla assieme raggiungendo la misura di m 6.20, rimasta nei suoi e nei nostri sogni.
Degna erede in gonnella del grande zar Bubka si sta rivelando una russa, di Volgograd, Yelena Isinbayeva, ex-ginnasta, già tre ori in tre diversi mondiali: due giovanili, under 17 e juniores e uno assoluto, a Budapest l’anno scorso. Ad Atene vi ha aggiunto l’oro olimpico. Ha già realizzato diversi mondiali, in sala e all’aperto; e come Bubka a suo tempo, ha cominciato anche lei a migliorarsi di un centimetro per volta, accrescendo il suo conto in banca, che da poverello che era, ora, con i 100mila dollari ogni volta, si è fatto sostanzioso. Il suo primo record del mondo è del 13 luglio 2003 a Gateshead con m 4.82; ma la grandinata è dello scorso anno raggiungendo i m 4.92 dopo i m 4.89, 4.90, 4.91. In sala quest’anno è già salita a m 4.90 dopo un 4.89. Ed è salita a Losanna fino a m 4.93, dando l’impressione di poter facilmente scavalcare i m 5, cosa che farà ma di centimetro in centimetro, a 100mila dollari per volta. Fino ad arrivare a 36 primati mondiali, uno in più di Bubka. Bella sfida! Sarà un giorno chiamata «Una donna chiamata record». Siccome è giovane, anche per lei diventare miliardaria non è un sogno proibito.