Yemen, 300 kamikaze pronti a colpire i voli

Umar Farouk Abdulmutallab, il giovane terrorista nigeriano che ha tentato di far saltare in aria il volo Delta Amsterdam-Detroit, si trovava nello Yemen, dove ha ammesso di essere stato addestrato, ancora all’inizio di dicembre. Lo ha rivelato un funzionario del ministero degli Esteri di Sanaa, secondo cui il giovane figlio di un ricco banchiere nigeriano «è stato nello Yemen dall’inizio di agosto all’inizio di dicembre, dopo aver ottenuto un visto per studiare arabo in un istituto di Sanaa, dove aveva già studiato in precedenza».
Lo stesso funzionario ha tenuto a precisare che le autorità yemenite hanno concesso il visto ad Abdulmutallab dopo aver ricevuto assicurazioni che il giovane aveva «numerosi visti di alcuni Paesi amici», tra cui anche gli Stati Uniti. Tutto vero, come vero è anche il fatto che la famiglia Bin Laden è originaria proprio dello Yemen.
Un portavoce del governo di Sanaa, Hassan al Lawzi, ribadisce che «lo Yemen non sarà terreno fertile per i terroristi. Il governo ha un piano per combattere Al Qaida» ha aggiunto il portavoce yemenita che ha confermato che Abdulmutallab è stato nel Paese dall’inizio di agosto 2009. Il giovane aveva inoltre fatto un altro corso di arabo nello Yemen già nel 2005.
«Nello Yemen ci sono trecento terroristi di Al Qaida pronti a organizzare nuovi attacchi, simili al fallito attentato di Natale al volo Amsterdam-Detroit della Delta Airlines». Lo ha detto il ministro degli Esteri yemenita, Abu Bakr al Qirbi, in una intervista alla Bbc. Il capo della diplomazia yemenita ha anche assicurato che il suo Paese è in grado di contrastare gli estremisti islamici, sebbene «l’Occidente non ci stia aiutando» in modo adeguato.
Se è vero che lo Yemen si sta trasformando rapidamente in un nuovo santuario del terrorismo internazionale è anche vero che gli Stati Uniti nel 2009 hanno fornito al governo di Sanaa aiuti militari per 70 milioni di dollari. Una cifra consistente, se si considera che l’anno precedente gli aiuti inviati da Washington erano stati quasi nulli. Appare quindi poco congrua l’affermazione del capo della diplomazia yemenita.
Una cosa è certa: l’attentato di Natale è stato rivendicato proprio dalla branca yemenita di Al Qaida. Certo è quindi anche che gli Usa temono che ci siano altri giovani pronti a compiere attentati contro aerei americani.
Non bastano le rassicurazioni di Al Qirbi, il quale sostiene che la guerra contro Al Qaida è una priorità per il suo governo, nonostante le forze di sicurezza del Paese siano impegnate anche contro i ribelli sciiti nel nord e i separatisti nel sud. Sembra che nelle ultime settimane le forze di sicurezza yemenite abbiano moltiplicato gli attacchi contro i terroristi di Al Qaida. Proprio il 24 dicembre le forze yemenite, coadiuvate dall’intelligence Usa, hanno attaccato una serie di rifugi del gruppo islamico, uccidendo una trentina di guerriglieri, a testimonianza che - come ha scritto il New York Times - Washington ha di fatto aperto un terzo fronte contro Al Qaida.
«Abbiamo bisogno di maggiore addestramento», insiste il ministro. «Dobbiamo rafforzare le nostre unità di controterrorismo, e questo significa fornirgli un equipaggiamento e un addestramento adeguati. Siamo a corto di elicotteri», ha aggiunto il ministro. «Gli Stati Uniti possono fare molto, la Gran Bretagna può fare molto e anche l’Unione Europea può fare molto». Insomma, lo Yemen chiede aiuti economici. Arriveranno?