Yemen, la culla di Osama che fabbrica terroristi

Ci sono basi di Al Qaida per terroristi suicidi, pronti a farsi esplodere in giro per il mondo, guidate dall'ex segretario di Osama bin Laden. C’è stata una rivolta armata sciita spalleggiata dall'Iran, che ha provocato l'intervento militare dell'Arabia Saudita. Lo Yemen, antico regno della regina di Saba, è un Paese affascinante, ma talmente debole e povero da venir stritolato dal fanatismo armato. Il sud, dove è nata la famiglia Bin Laden, è il regno di Al Qaida. Nell’ultimo anno i terroristi hanno rialzato la testa capitanati da Nasir al Wuhayshi che, fuggito da una prigione yemenita tre anni fa, è stato aiutante di campo dello sceicco del terrore.
Alla vigilia di Natale un bombardamento mirato ha centrato il capo di Al Qaida nello Yemen, il suo vice e l'imam Anwar al Awlaki. Forse al Wuhayshi è sopravvissuto, gli altri due obiettivi invece sarebbero rimasti uccisi. L'imam al Awlaki ha ispirato il maggiore dell'esercito Usa, Nidal Hassan, responsabile del massacro di Fort Hood in Texas. Non solo: si sospettano contatti fra il predicatore radicale ed il giovane nigeriano, che tre giorni fa voleva farsi saltare in aria su un volo passeggeri diretto a Detroit.
I raid mirati vengono condotti da velivoli senza pilota americani, o da missili Cruise lanciati dalla V flotta presente nell'area. Il New York Times di ieri ha confermato che la caccia ad al Qaida nello Yemen è da tempo la vera guerra «segreta» dell'amministrazione Usa. Un anno fa la Cia ha inviato nel Paese, all'estremo sud della penisola arabica, unità speciali per addestrare le forze di sicurezza yemenite. Gli Usa stanno investendo 70 milioni di dollari per l'antiterrorismo per espugnare la roccaforte di Al Qaida. Ali Mohammed Al Ansi, il capo della sicurezza a Sana'a, la capitale, ha annunciato l'arresto di 29 terroristi di Al Qaida che stavano preparando attacchi ai pozzi petroliferi, uffici governativi e l'ambasciata britannica. Il Sun inglese citando fonti di Scotland Yard ha rivelato che 25 sudditi di Sua Maestà, di fede musulmana, sono partiti un anno fa per i campi del terrore nello Yemen. Si tratta di ventenni di origini pachistane o somale, che vivevano nei quartieri londinesi di Bradford, Luton e Leytonstone. I giovani pronti ad immolarsi come kamikaze in mezzo mondo sarebbero stati segnalati nei campi di Al Qaida nella zona di Abyan.
L'uomo forte dello Yemen, il presidente Ali Abdallah Saleh, al potere dal 1990, è schiacciato su due fronti. Da una parte la rinata Al Qaida, che ha alleati fra le forze governative e dall'altra la rivolta dei ribelli sciiti nel nord, seguaci dell'imam Abdel Malik al Houthi. Dai 4mila ai 6mila insorti, ben armati ed addestrati dagli esperti di Hezbollah, i giannizzeri libanesi dell'Iran. In novembre è intervenuta la vicina Arabia Saudita con artiglieria e caccia bombardieri. Lungo una porosa e desertica frontiera di 1500 chilometri, il gigante saudita aveva cominciato a costruire un «muro» per evitare infiltrazioni di terroristi e criminali. I ribelli filo iraniani hanno forzato il vallo attaccando postazioni saudite. La monarchia di Riyad ha reagito con una guerra lampo contro le basi sciite nello Yemen settentrionale.