Yemen, kamikaze fa strage di spagnoli

Quando l'autobomba è arrivata i turisti stavano visitando il tempio della regina di Saba: 9 morti. La polizia non ha dubbi: "E' stata Al Qaida". Dopo l'attentato ai soldati Unifil in Libano, Madrid subisce un altro duro colpo

Ancora una volta gli spagnoli nel mirino. Ancora una volta gli spagnoli vittime delle bombe di Al Qaida. Stavolta è successo tra le montagne dorate dello Yemen, tra le sperdute rovine di quel tempio di Mareb considerato l’ultima reliquia dell’incantato regno della regina di Saba. La sfortunata comitiva di turisti spagnoli non ha avuto il tempo di ammirarle. Sulle strade di quella remota località, 150 chilometri a est della capitale Sana'a erano già in attesa un kamikaze di Al Qaida e i suoi complici. La visita alle rovine si è così trasformata in una strage costata la vita a sette spagnoli e a due autisti yemeniti.

Anche stavolta, come una settimana fa nel sud del Libano, lo strumento di morte dispiegato per colpire gli spagnoli e i loro accompagnatori è un’autobomba. Ma stavolta uccidere è ancora più semplice, ancora più crudele. I turisti spagnoli non hanno difese, non hanno precauzioni. Viaggiano senza scorta a bordo di un normalissimo pulmino, si fermano davanti l’ingresso del tempio, si preparano a scendere. L’attentatore suicida non se li fa sfuggire. L’autobomba punta dritto sul furgone esplode in un boato. «Ho visto la macchina arrivare e divampare vicino al convoglio, proprio sotto l’arco d’ingresso del monumento» riferisce un testimone. Gli altri sei turisti a bordo del mini bus fermo appena dietro assistono inorriditi alla deflagrazione, alla pioggia di detriti, lapilli e resti umani. Si ritrovano feriti e urlanti davanti all’orrore. E i soccorsi non arrivano. Le ambulanze sono lontane, nessuno si aspetta un attacco in quella zona. Chi ha lesioni gravi muore nell’attesa. Nelle ore immediatamente successive nessuno rivendica, nessuno si attribuisce la paternità del massacro. Le autorità yemenite danno per certa però la matrice di Al Qaida. La polizia sostiene di aver ricevuto già un mese fa informazioni su un possibile imminente attentato. Due settimane fa l’ambasciata americana avvisò i turisti e gli uomini d’affari invitandoli a non metter piede nel Paese.

Il primo grave allarme era già stato registrato lo scorso 23 giugno nella provincia Shawba, non troppo lontano dalle rovine di El Mareb. In quell’occasione una delle guardie armate di un’installazione petrolifera aveva sparato su un gruppo di lavoratori stranieri, appena scesi da un volo privato uccidendone uno e ferendone altri cinque. L’incidente venne liquidato come il gesto di uno squilibrato, male autorità diplomatiche americane dichiararono l’allarme rosso e raccomandarono a tutti i connazionali di abbandonare la provincia di Shawba e quella confinante di El Mareb. Ad alimentare la grande paura contribuiva anche il comunicato diffuso su internet lo scorso mese da Abu Basir Nasir al Wahishi autodefinitosi il nuovo comandante della cellula di «Al Qaida Jihad» nello Yemen. In quel comunicato si chiedeva l’immediato rilascio di tutti i militanti fondamentalisti detenuti nelle carceri yemenite e si minacciavano, in caso contrario, attacchi devastanti. Fuggito nel febbraio del 2006 da una prigione di Sana'a assieme ad una ventina di altri sospetti militanti di Al Qaida Nasir al Wahishi, conosciuto anche con il nome di battaglia di Abu Hureira al Sanaani, avrebbe ricostituito le cellule radicali smantellate in precedenza dalle offensive del governo.

Il primo atto di questa rinascita del terrore radicale sarebbero stati i due falliti attentati contro altrettante installazioni petrolifere messi a segno lo scorso settembre. In entrambi i casi le autobomba, guidate da coppie di terroristi kamikaze, erano esplose prima di riuscire a superare le recinzioni delle installazioni petrolifere. Conosciuta come la terra d’origine della famiglia di Osama Bin Laden lo Yemen è stato, fino al 2002, una delle roccheforti del terrore integralista. Dalle coste yemenite prese il mare il barchino esplosivo che nell’ottobre del 2000 colpì l’incrociatore americano Uss Cole alla fonda nel porto di Aden uccidendo 17 marinai. E sempre dallo Yemen partì nel 2002 l’attacco ad una petroliera francese costato la vita ad un marinaio.