Yes, 35 anni di successi e litigi: «Siamo i moschettieri del rock»

In settembre in Italia Anderson da solo. Ad ottobre tour di Squire, Howe e White

Antonio Lodetti

da Londra

Il rock progressivo targato anni ’70 - tanto criticato criticato per la sua pomposità e freddezza - è duro a morire. Anzi, vive una nuova, inattesa giovinezza grazie al clamoroso ritorno dei Van Der Graaf Generator, alle scorribande estive dei Jethro Tull e all’ennesimo ritorno degli Yes. Già, gli Yes, campioni del rock sinfonico e barocco, bravissimi nel cavalcare le classifiche abbinando suoni romantici ed effetti futuristi (dischi come Fragile e Close To the Edge) nonostante progetti solisti, separazioni, litigi, si rimettono in gioco per l’ennesima volta. In questi giorni pubblicano il dvd Songs From Tsongas per celebrare 35 anni di carriera attraverso i loro brani migliori; tra pochi giorni uscira il triplo cd The Word Is Live (con brani dal vivo del periodo 1969-1988) e il 2 agosto partiranno per la tournée americana con la formazione Chris Squire, Steve Howe, Alan White. Il loro motto è «uno per tutti tutti per uno»; difficile infatti vederli tutti insieme. In ottobre sbarcheranno in Italia ma prima, il 23 settembre, il cantante Jon Anderson si esibirà da solo al Conservatorio di Milano. Per un nuovo cd e una tournée col mago delle tastiere Rick Wakeman bisognerà aspettare l’inizio del prossimo anno. «Per noi il tempo non passa - chiariscono Squire e White - ci divertiamo cercando di stare in equilibrio tra passato ed attualità».
Ma il dvd e il cd propongono i vostri classici degli anni ’70.
«I valzer di Strauss non invecchiano; Sinatra se fosse vivo canterebbe ancora My Way. I nostri brani hanno un’anima, ancora oggi emozionano noi stessi ed il nostro pubblico. L’affetto dei fan, la loro fedeltà ci dà la forza di continuare a suonare. Il dvd è lo specchio della nostra carriera rivisitata con gli occhi di oggi; il cd un documento di un passato da non dimenticare».
State lavorando ad un nuovo album?
«Abbiamo scritto numerose canzoni; probabilmente inizieremo ad incidere l’anno prossimo. Abbiamo molti impegno solisti da rispettare».
Si può dire anche che litigate spesso, soprattutto con Wakeman.
«Oggi lui è il più determinato a riunire gli Yes originali. Non litighiamo mai seriamente, ognuno ha bisogno del suo spazio vitale; siamo come i Moschettieri, per questo gli Yes non moriranno mai».
Ormai vivete soprattutto di concerti.
«Il concerto è la festa, il sabba in cui diamo il meglio di noi stessi. Ogni volta, senza abbandonare le radici, diamo un nuovo volto al rock progressivo. Stavolta in tournée noi e Howe suoneremo a turno anche con i Syn - band nata prima degli Yes - e con altri due gruppi. Speriamo di ripetere lo stesso eseprimento in Europa».
I Van Der Graaf sono tornati con grande successo dopo più di 20 anni, è un buon momento per il rock progressivo.
«I Van Der Graaf sono grandissimi; attraverso suoni sofisticati raccontano l’angoscia dell’uomo. Trent’anni fa erano all’avanguardia e lo sono ancora adesso. Il progressive è il genere meno imitato e meno saccheggiato perché ci vogliono solide basi di musica classica. Noi siamo nati fondendo la passione per Prokofiev e Rimskij-Korsakov con quella per il blues. Abbiamo inventato la nostra orchestra personale».